Faster Pussycat Kill Kill (1965): Recensione

Faster Pussycat Kill Kill, recensione del lungometraggio diretto da Russ Meyer nel 1965 ed interpretato da Tura Satana

“Faster, Pussycat! Kill! Kill!”
Grandissimo film rivalutato con gli anni, è uno di quei cult movie che hanno ispirato registi come Quentin Tarantino e John Waters; è anche uno dei primi film dove la figura femminile risulta nettamente dominante e dove si toccano temi forti all’epoca come l’omosessualità e l’erotismo.

Tre spogliarelliste prosperose sfidano un ragazzo in una corsa clandestina e dopo averlo ucciso rapiscono la fidanzata.
Durante un rifornimento incontrano un signore in carrozzina in compagnia del figlio dotato di un gran fisico chiamato il “vegetale” perché non parla mai. Venendo a sapere che quell’anziano è pieno di soldi decidono di seguirlo nella sua fattoria e rapinarlo, inconsapevoli che il vecchio è misogino e che vorrebbe farle fuori. Da qui comincia una vera e propria battaglia con i classici scenari del deserto a fare da cornice marcati ancor di più dal classico bianco e nero dell’epoca.

Faster Pussycat Kill Kill
Faster Pussycat Kill Kill

Film con una trama semplice ma con tantissimi spunti inediti per il cinema di quei tempi e con la voglia di spingersi con scene estreme da parte del regista Russ Meyer.
E’ anche grazie a pellicole come questa che oggi possiamo ammirare lungometraggi come Grindhouse, Natural Born Killer e Dal tramonto all’alba solo per citarne alcuni.
Da elogiare la prestazione della protagonista e “capo” della banda femminile, ovvero la fantastica Tura Satana nei panni di Varla.

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