Captain America Civil War (2016): Recensione

Captain America Civil War è il terzo capitolo della trilogia dedicata al primo vendicatore iniziata nel 2011 e primo film della cosiddetta “fase tre”.

Liberamente ispirato all’omonimo fumetto Marvel Civil War di Mark Millar, questa è la trama: dopo varie catastrofi scongiurate dagli Avengers ma con ripercussioni materiali e umane molto tragiche, numerosi governi di tutto il mondo hanno deciso di registrare questi super esseri (ma non nel modo inteso dal fumetto) per ridimensionare la loro libertà di azione e la loro capacità decisionale assoluta. Tony Stark/Iron Man, profondamente scosso da questi eventi, accettaimmediatamente. Mentre Steve Rogers/Captain America, altrettanto scosso ma irremovibile nel suo ideale di protezione del mondo (e anche del suo amico Bucky Barnes/Soldato d’Inverno), rifiuterà. Ma non è tutto così semplice: qualcun altrotrama alle loro spalle e capire chi ha ragione o torto sarà tutt’altro che scontato.

La regia dei fratelli Anthony e Joe Russo (Captain America – The Winter Soldier) è piacevolmente chiara e fluida, affiancata da un montaggio alternato intrigante e stuzzicante che dà ritmo a quasi due ore e mezza di film assieme alle musiche incalzanti, nonché una fotografia superba che richiama moltissimo la poesia del fumetto originale (basti pensare al momento in cui Cap respinge con lo scudo i repulsori di Iron Man).

La sceneggiatura di Captain America Civil War è molto importante. Assai pretenziosa quanto quella di Batman v Superman – Dawn of justice (e quindi se ne notano i punti deboli), ma possiede comunque una solidità e stabilità intrinseca – data dal meticoloso lavoro di riferimenti costruiti nelle precedenti due fasi Marvel – che la rende accurata, quanto mai credibile, quasi inattaccabile e soprattutto straordinariamente reale e attuale. Il cine-comic più vero di sempre, e, per questo, il migliore (per ora)!

Tony Stark/Iron Man (Robert Downey Jr.) viene mostrato al termine di una meticolosa e sofferta evoluzione (sviluppata in ogni suo film precedente), che lo rende profondamente umano e concreto, tanto che la sua scelta di firmare la “registrazione” è comprovata e inattaccabile.

 

Ben più vacillanti sono le convinzioni di Steve Rogers/Captain America (Chris Evans) – che rimane COMUNQUE il protagonista indiscusso – che si basano più su una morale militaristica del “continuare la missione sacrificando il meno possibile (ma comunque qualcosa) per un bene superiore collettivo (e quindi comunque giustificato)”. Ma d’altra parte il suo giudizio si basa sulla consapevolezza che nonostante alcuni super esseri siano pericolosi, Cap sa che agiscono in buona fedee quindi sono “giustificati”, nonostante le conseguenze che possono produrre.

Una declinazione ideologica a doppio taglio: perché se da un lato tutto sembra dargli torto riguardo la situazione di Scarlet, dall’altro sembra dargli molta ragionese applicato a Bucky Barnes/Soldato d’inverno (Sebastian Stan). Solo perché sono migliori amici, poteva risultare un escamotage risibile quanto quello di “Martha” in BvS, invece gli viene articolata attorno una sotto trama subdola che gli dà fondamenta e lo rende meno banale di quanto sembri.

 

E qui entra in gioco un cattivo di tutto rispetto: Barone Helmut Zemo (Daniel Brühl– attore di grande talento, già dimostrato in Rush). Agisce nell’ombra, mettendo a segno colpi precisi e mortali. Entra in scena fluidamente, si sviluppa in un climax crescente di aspettative e ansie, ma poi si conclude con banalità: ha fatto tutto questo solo per vendetta.

Ora, l’elemento della vendetta è qui molto abusato, tanto da renderlo una giustificazione troppo semplice e piatta.

Un incredibile elemento che ha alzato esponenzialmente la qualità del film è quello comico: esso vi è, ma è dosato al millimetro. Le battute non sono gratuite o costruite a tavolino come se fosse una sit-com, sono sorrette dall’azione che le contestualizza. Si dimostrano finemente divertenti, schivando così un risultato filmico soffocantemente tragico, ma al contempo non ridicolizzano la situazione che comunque di per sé è assai seria.

Vi è solo un personaggio che stona totalmente con questa linea comica moderata ed è Scott Lang/Ant-Man (Paul Rudd) – che qui diventa epicamente anche Giant-Man -, la cui maggioranza di battute è pessima, patetica e non risibile perché completamente fuori luogo. Senza nulla togliere al personaggio (introdotto senza troppi preamboli perché già chiarito nel suo personale film), il suo ruolo è tutto fisico (letteralmente) e d’azione, e questo basta a non sminuirlo e a renderlo mitico.

Un discorso simile si può fare per Clint Barton/Occhio di Falco (Jeremy Renner) che quasi viene imposto a forza per non lasciarlo (come al solito) troppo marginale.

Apprezzatissimo, quasi invocato, l’uso ESATTO delle parolacce. Messe dove servono, con l’enfasi e serietà giusta.

Il film si apre con i personaggi già in azione. In questo modo si risparmiano tempo e risorse, e ciò che non si è fatto vedere, si fa capire tramite i dialoghi. Ogni luogo, personaggio, evento ha un suo perché, e nella prima mezz’ora di film si è introdotto con chiarezza e naturalezza un personaggio completamente nuovo (suggerito in Avengers –Age of Ultron) qual è T’Challa/Pantera Nera (Chadwick Boseman). Egli rimane coerente a se stesso e, con la sua indipendenza narrativa all’interno della più grande storia-guida, riempie lo schermo di un’eleganza che ha dell’incredibile. Un attore che veste benissimo i panni agili e autorevoli della Pantera (che presto vedremo in un film solo).

Tutto questo rende la trama articolata molto fluida e leggibile, mantenendo sempre alta l’attenzione del pubblico con un ritmo narrativo che raggiunge la perfezione nel sapiente uso di pause, momenti piani e azione dinamica. Un colpo di scena dietro l’altro: si conclude un episodio e ne ricomincia un altro, che sia esso fatto solo di dialoghi indispensabili o combattimenti sensazionali, ma senza mai sfiancare lo spettatore.

Meritevole, quindi, è anche l’atmosfera che si è riusciti a creare: fatti gli schieramenti non resta che combattere, ma in ogni contrasto fisico o verbale rimane quella consapevolezza che si tratta “di loro”, del fatto che si rispettano e che non vogliono reciprocamente farsi davvero del male.

 

L’errore più inaccettabile del film è probabilmente Peter Parker. Notare bene: non Spiderman, ma il secchione sfigato. La sua entrata in scena è del tutto forzata e incongruente (letteralmente “a caso”); il suo doppiaggio è fastidioso e sua zia May del tutto assurda (sembra più Mary Jane). Invece il giovanissimo interprete Tom Holland non è adatto: non ha la giusta presenza fisica per “l’arrampica-muri”, né la faccia da teenager problematico. Il costume è di gomma: terrificante e irreale! L’unica cosa che è stata centrata in pieno è il personaggio di Spiderman in sé: la sua essenza di chiacchierone irriverente ma simpatico è assolutamente perfetta e azzeccata!

Ben più affascinanti sono le interazioni ed evoluzioni dei personaggi di Wanda Maximoff/ Scarlet Witch (Elizabeth Olsen) e Visione (Paul Bettany) che potrebbero portare a interessantissimi sviluppi futuri

Sam Wilson/Falcon (Anthony Mackie) e James “Rhodey” Rhodes/War Machine(Don Cheadle) rappresentano due facce della stessa medaglia e sono sviluppati specularmente e con il giusto spazio e impatto narrativo.

In conclusione un film tutto d’un pezzo che merita davvero. Ora non ci resta che aspettare ulteriori assi nella manica…

Ci piace: la sceneggiatura accurata, comicamente misurata e temporalmente ben gestita. Pantera Nera e Spiderman in sé.

Non ci piace: Peter Parker e il suo costume. L’abuso della vendetta come escamotage.

Consigliato a chi: adora i versus e non aspettava altro che una svolta come la rottura degli Avengers.

VOTO: 8.5/10

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