La Quinta Onda (2016): Recensione

“La quinta onda”

“Il low budget e la moda del momento hanno fatto tornare rigorosamente il treno sui binari del film commerciale in assoluto.”

Ohio. La giovane Cassie è sopravvissuta alle quattro “onde(black-out, disastri naturali, epidemie, invasione) di una forza aliena, che ha ridotto allo sbando e destabilizzato i pochi superstiti. Il presagio che la quinta onda sia quella definitiva si accompagna alla sensazione che gli alieni siano indistinguibili dagli umani (sarà forse questa la quinta onda?) e Cassie deve ritrovare anche il fratellino disperso.

Sicuramente avete già capito di cosa si tratta: un Young Adult distopico, perché ormai al cinema stavano scarseggiando.

Tutti stanno cavalcando l’onda di Hunger Games, ma forse è il caso di tirare un po’ i freni. Prima con la ragazza di fuoco, poi con i divergenti, e ancora con i “maze runners”, ora è il turno dei sopravvissuti a un’invasione aliena.

Cos’hanno in comune: un eroe incredibilmente forte (possibilmente donna e adolescente), un potenziale fidanzato attraente (e magari un triangolo amoroso all’orizzonte) e un gruppo di coraggiosi che affronta epicamente una distopia catastrofica. E anche che sono tutti tratti da una saga letteraria, qui in particolare si parla dello scrittore Rick Yancey.

All’inizio erano molto interessanti, ma adesso se ne sta abusando in maniera soffocante, non se ne può più. L’entusiasmo sta scemando e sembra che più aumentano di quantità, più diminuisca la qualità.

Dopo ben 3 saghe dello stesso genere Young Adult, qui si è bruciata l’occasione di portare qualche piccolo elemento di novità rispetto a quelli già usciti: ad esempio, il sapore un po’ post apocalittico e da disaster movie.

Invece no. Il low budget e la moda del momento hanno fatto tornare rigorosamente il treno sui binari del film commerciale in assoluto.

La regia di J. Blakeson è anonima, quasi quanto la sceneggiatura che anzi presenta notevoli buchi e incongruenze, nonché forzature fin troppo palesate per essere accettabili.

Gli scenari e la fotografia potrebbero essere interessanti anche se già visti nelle saghe a cui si ispira chiaramente.

Ma per essere uno sci-fi procede fin troppo a rilento, con dialoghi soporiferi e la poco opportuna voce narrante della protagonista a introdurre il film.

Di fatto le prime sequenze promettevano bene, ma poi si cerca di saltare precipitosamente all’azione perdendo di vista un ordine nei fatti narrati.

Gli attori sono adatti, sì, al ruolo, ma non riescono a coinvolgere a dovere con la loro interpretazione. Soprattutto la protagonista Chloë Grace Moretz, pur credibile nei panni di un personaggio di questo tipo, si mostra troppo confusa, troppo mono-tono nell’esternare i sentimenti del suo personaggio. Tuttavia, potrebbe ancora maturare, ma per ora questo frutto è piuttosto acerbo.

Nemmeno Liev Schreiber (Il caso Spotlight), con una carriera più lunga alle spalle, riesce a smuovere le acque della monotonia del film. Tanto che pure lui sembra annoiato e pacato nella recitazione, quasi non ci stesse mettendo impegno. Di sicuro non sarà per questo ruolo che quest’anno verrà ricordato.

Ci piace: gli alieni come novità all’interno del genere.

Non ci piace: la sceneggiatura forzata.

Consigliato: ai fan delle saghe Young Adult già uscite.

VOTO: 6/10

SEGUI MALATI DI CINEMA SU FACEBOOK

 

Share

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *