La Quinta Onda (2016): Recensione

 

Dopo ben 3 saghe dello stesso genere Young Adult, qui si è bruciata l’occasione di portare qualche piccolo elemento di novità rispetto a quelli già usciti: ad esempio, il sapore un po’ post apocalittico e da disaster movie.

Invece no. Il low budget e la moda del momento hanno fatto tornare rigorosamente il treno sui binari del film commerciale in assoluto.

La regia di J. Blakeson è anonima, quasi quanto la sceneggiatura che anzi presenta notevoli buchi e incongruenze, nonché forzature fin troppo palesate per essere accettabili.

Gli scenari e la fotografia potrebbero essere interessanti anche se già visti nelle saghe a cui si ispira chiaramente.

Ma per essere uno sci-fi procede fin troppo a rilento, con dialoghi soporiferi e la poco opportuna voce narrante della protagonista a introdurre il film.

Di fatto le prime sequenze promettevano bene, ma poi si cerca di saltare precipitosamente all’azione perdendo di vista un ordine nei fatti narrati.

Gli attori sono adatti, sì, al ruolo, ma non riescono a coinvolgere a dovere con la loro interpretazione. Soprattutto la protagonista Chloë Grace Moretz, pur credibile nei panni di un personaggio di questo tipo, si mostra troppo confusa, troppo mono-tono nell’esternare i sentimenti del suo personaggio. Tuttavia, potrebbe ancora maturare, ma per ora questo frutto è piuttosto acerbo.

Nemmeno Liev Schreiber (Il caso Spotlight), con una carriera più lunga alle spalle, riesce a smuovere le acque della monotonia del film. Tanto che pure lui sembra annoiato e pacato nella recitazione, quasi non ci stesse mettendo impegno. Di sicuro non sarà per questo ruolo che quest’anno verrà ricordato.

 

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