Veloce come il vento (2016): Recensione

Veloce come il vento (2016)

Dopo le rivelazioni di Suburra (2015), Perfetti Sconosciuti (2016) e Lo chiamavano Jeeg Robot (2016), si aggiunge alla lista – si spera molto lunga – anche il film di un giovanissimo Matteo Rovere: Veloce come il vento”, altrimenti noto col titolo internazionale di Italian Race.

Dal criminale al fantastico allo sportivo: il cinema italiano sta proprio carburando bene, sperimentando generi molto diversi tra loro.

Inoltre era il momento di passare il testimone a registi più giovani dalle idee nuove e forse anche più attuali.

Matteo Rovere è il caso in questione. Più sceneggiatore, produttore (The Pills – Sempre meglio che lavorare – 2016; Smetto quando voglio – 2014) e regista di corti/lungometraggi (Homo homini lupus – 2006) dal taglio documentaristico, il 34enne pluripremiato ora ha deciso di osare e mettersi alla guida di un film di tutto rispetto.

La giovane promessa del Campionato GT Giulia De Martino (Matilda De Angelis), in seguito alla morte del suo allenatore e padre, dovrà riconciliarsi con Loris ex campione di rally (Stefano Accorsi): un fratello tossicodipendente allo sbando, ma l’unico capace di far vincere la sorella. E la posta in gioco è ben più alta di quel che sembra.

La pellicola è dedicata e ispirata alla storia vera raccontata da Antonio “Tonino” Dentini, assistente fedelissimo del padre di Giulia, deceduto proprio due anni fa. Però questo non è solo un omaggio a un uomo, ma soprattutto la storia appassionante di una nostra specificità nazionale qual’è la cultura per i motori.

Vi è un equilibrio perfetto tra l’unicità della nostra terra – a partire dalla lingua – e la forza universale di storie dal respiro più ampio, come voleva anche il superhero movie di Mainetti.

La regia è fresca e nuova, sorretta da una fotografia interessante e accattivante – anche se poco pulita. Le musiche riempiono le orecchie e suonano egregiamente nell’orchestra di motori rombanti e ruote sterzanti. Si crea un’atmosfera vivida e tangibile, incalzata anche da un ottimo e dinamico montaggio visivo e sonoro.

Veloce come il vento

L’adrenalina e la forza di un Fast & Furious tutto emiliano, la follia e il pericolo delle sfide su strada di Mad Max – Fury road, e infine la precisione ed eleganza di un Rush, ma con la potenza spregiudicata e l’ironia tagliente che solo noi italiani sappiamo dare.

Il risultato è pura essenza di realismo avvincente, ma anche toccante, per nulla scontato, in cui la sorpresa è dietro l’angolo di ripresa.

 

In Veloce come il vento si respira un’aria tutta nuova: abbiamo visto così tanti film americani che ormai sai già cosa aspettarti e subisci passivamente le trame prevedibili, pretenziose, artificiose e graficamente stuprate.

Il cinema italiano ora si sta rinnovando con l’inaspettato e incuriosisce con l’imprevedibile, in un attrazione fatale di genuina semplicità. Non sai esattamente cosa aspettarti da film come questi: sono più interessanti perché sono delle vere e proprie scommesse con tutti i loro rischi e benefici.

Inoltre sono vicini al nostro essere italiani, alla nostra quotidianità e società, ben diversa da quella a stelle e strisce, che appare come irraggiungibile e idealizzante, finta e costruita.

La sceneggiatura è curata e credibile, anche se a volte – soprattutto verso la fine – gli episodi narrativi si esauriscono così velocemente che non è chiaro cosa sia successo, creando dubbi e confusione su quello che è il finale di trama. Inoltre lascia i personaggi secondari solo di contorno senza renderli particolarmente attivi nella vicenda. Gli occhi e gli obbiettivi sono tutti per i due protagonistiMatilda De Angelis e Stefano Accorsi.

Lei, 20enne, ha una recitazione promettente, ma per il momento troppo asciutta e poco sfaccettata. È rigida nelle battute e in generale spaesata. Ma non c’è da stupirsi, poiché, prima di aver finito di girare la seconda stagione di Tutto può succedere, era solo la frontman della band bolognese Rumba de bodas, e ha dichiarato di “aver iniziato a recitare per caso” su richiesta di un amico di liceo che l’ha spronata a fare un provino.

Ma i riflettori sono puntati tutti su uno strepitoso Accorsi, qui totalmente trasformato nel suo lerciume, che dà prova di un’impressionante spontaneità e accuratezza disarmante e al tempo stesso ipnotizzante. Ti conquista fin dalle prime battute, nei movimenti e nelle situazioni che crea, nella sua simpaticità coinvolgente. Una vera bellezza per gli occhi.

Veloce come il vento è un trionfo di recitazione, tecnica e idee, che “deve saper prendere un po’ di rischi” – come diceva Loris/Accorsi – e spingere il piede sull’acceleratore, abbandonando la guida pulita e sicura del cinema italiano facile, e invece uscire fuori dalle righe per puntare in alto.

E’ questo che sta e che deve diventare il nostro cinema: imparare la tecnica da Hollywood e mantenere il fascino del realismo semplice e pieno di possibilità che l’Italia ha e può raccontare.

Non ci piace: alcuni passaggi della trama erano poco chiari e sbrigativi.

Ci piace: l’onestà delle scene, l’equilibrio tra azione ed emozione supportata da una coppia di attori dalla chimica esplosiva.

Consigliato a: chi vuole riscoprire il vero potenziale italiano apprezzandone i difettucci di percorso. E a chi è stanco del solito film americano “perfetto”.

VOTO: 9/10

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