Bastardi senza gloria (2009): Recensione

Bastardi senza Gloria (2009)

MicroRecensire

Titolo: Bastardi senza Gloria (Inglourious Basterds), 2009

Regia: Quentin Tarantino

Genere: azione, guerra, thriller, avventura, drammatico

Un capolavoro di suspense hitchcockiana in cui i personaggi non sono logorroici, ma dialogano per costruire la tensione che vertiginosamente aumenta fino a esplodere in un colpo di scena storicamente scorretto ma simbolicamente denso di valore e orginalità.

 


François Truffaut diceva che il cinema doveva parlare di se stesso, ma anche della realtà.  E Inglourious Basterds (titolo originale di Bastardi senza gloria) di Quentin Tarantino ne è un esempio emblematico. La pellicola del 2009 presenta le tipiche firme del regista (almeno le più evidenti): suddivisione in capitoli, assenza di un protagonista univoco, importanza del dialogo e suspense hitchcockiana.

I dialoghi

Tarantino è noto per i suoi film logorroici che molto spesso penalizzano particolarmente la struttura ottima su cui poggia la trama. Il cinema è soprattutto visione, sentir parlare senza freni i personaggi diventa pesante e rallenta il ritmo. A volte sembra quasi che Tarantino si sforzi di far parlare a oltranza, senza contesto, tirando per le lunghe le parole, ogni personaggio solo per mantenere questo suo stile.  Bastardi senza gloria”, invece, è molto chiacchierato ma è soprattutto coerente e contestualizzato: i dialoghi lunghi esistono, ma sono dosati al millilitro per essere funzionali alla costruzione della suspense.

La suspense hitchcockiana

Tre parti sono molto efficaci da questo punti di vista. La prima all’inizio del film, in cui il generale Hans Landa sta smascherando il contadino che nasconde degli ebrei in casa. La seconda, la famosa scena nella cantina in cui i bastardi infiltrati vengono scoperti e uccisi. Infine la terza, poco prima della proiezione di Orgoglio della Nazione, in cui sempre Hans Landa ha capito che quei siciliani non sono davvero siciliani.

Ognuna di queste scene è ricchissima di dialoghi, ma che ti tengono sulle spine, ti fanno irrigidire sulla poltrona mentre ti chiedi quando finirà, quando il maledetto maggiore della Gestapo se ne andrà lasciando in pace il povero Fassbender. Oppure, quando sembra che tutto si sia risolto, ecco che scopri che Hans Landa parla pure siciliano, e allora ti cadono le braccia divorato dall’ansia. Il tutto condito da interminabili risate isteriche che aumentano vertiginosamente la tensione.

Tuttavia Tarantino non si è inventato nulla di tutto ciò, ma ‘cita’ sempre il grande maestro del brivido Alfred Hitchcock. Dosando le informazioni tra personaggi e spettatore (io so qualcosa che Fassbender sa ma che il maggiore invece no) si crea una chimica letteralmente esplosiva.

Tra realtà e cinema

Citare un pilastro del cinema è già metacomunicare. Il cinema parla di sé, ma lo fa anche in un altro brillante modo: l’anteprima del film nazista Orgoglio della nazione. Questo particolare capitolo è assai interessante perché Bastardi senza gloria è basato su fatti ucronici diversi dalla storia effettiva. Tarantino costruisce un mondo tutto suo e in ciò è stato definito quasi amorale e non eticamente corretto. Egli gioca con la shoah, sulla fine degli ebrei e di Hitler: tematiche che hanno letteralmente traumatizzato e segnato un secolo.

Allora è giusto ciò che ha fatto il regista?

Di fatto egli nel suo modo di cambiare i fatti non dimentica il dramma dello sterminio, ma anzi lo ricorda e lo sottolinea con forza. Il fatto che Hitler muoia dentro un cinema per opera di un ebrea rappresenta il cinema stesso che si fa vendicatrice della storia. Il desiderio così forte di una vendetta spietata nel far soffrire a tutti i costi i nazisti (con il rito dello scalpo ad esempio) all’interno dell’universo narrativo tarantiniano è giustificato, così come la morte ‘sbagliata’ di Hitler. Il contenuto non può essere estrapolato come assestante: nella forma narrativa curata dal regista egli aveva il diritto di uccidere il suo Hitler e non quello storico. E così fa.

Inoltre è simbolicamente molto forte la scena finale della scarificazione di Hans Landa. Colui che hai odiato per tutto il film anche più dello stesso dittatore nazista e che invece è sopravvissuto, viene marchiato a vita con una svastica sulla fronte. Tarantino ci sta dicendo che non vuole dimenticare: quel segno indelebile sulla fronte non cancellerà mai più gli orrori che sono stati commessi in passato. Si potrebbe anche dire che Tarantino abbia scelto di sottolineare la vicenda di un solo sottoposto nazista in quanto, di fatto, erano loro che nella pratica concreta andavano a scontrarsi con la deportazione e sterminio ebreo, rendendola una dolorosa realtà.

Conclusione

In questo film vi sono tutti gli ingredienti per renderlo un vero modello del cinema. Dalla misurazione dei dialoghi, all’originalità narrativa (da cui ne deriva il colpo di scena del cinema) fino alla bravura degli attori e alla struttura narrativa solida. Probabilmente il miglior film di Quentin Tarantino.

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