Sully (2016): Recensione

Sully, film del 2016 diretto da Clint Eastwood, racconta la vera storia del volo US Airways 1549 che dall’aeroporto di LaGuardia, New York, doveva essere diretto a Charlotte, meta mai raggiunta a causa di uno stormo di uccelli che sfortunatamente -per loro- si sono imbattuti nei giganteschi motori del aereo, costringendo il comandante Chesley “Sully” Sullenberger -interpretato da Tom Hanks ad un atterraggio d’emergenza sul fiume Hudson.
Era il 15 gennaio 2009.

sully
Tom Hanks e Aaron Eckhart

La caratteristica principale della pellicola si può riscontrare nello svolgimento; non abbiamo l’ansia di scoprire chi e quante persone si salveranno e se il comandante riuscirà nell’impresa, il film comincia praticamente dalla fine.
La vicenda di un uomo considerato un eroe dall’opinione pubblica che viene accusato dal Dipartimento del Trasporto di incompetenza e sbrigatività nella scelta, mettendo a dura prova la coscienza di una persona che ha salvato la vita di oltre 150 persone.
Cercare un colpevole anche quando non ce n’è bisogno è una consuetudine più viva che mai e tormentarlo come in questo caso è incredibilmente ingiusto.
Chesley Sullenberger è un eroe e soprattutto un uomo dalla notevole esperienza.

A distanza di due anni dal suo ultimo film (American Sniper), Clint Eastwood torna dietro la macchina da presa riuscendo per l’ennesima volta a catturare lo spettatore in maniera totale, regalando una pellicola non solo drammatica ma anche dai risvolti politici e burocratici, tenendo sempre i ritmi alti.
Tom Hanks è praticamente perfetto nel ruolo del comandante Sullenberger, persona buona e coraggiosa, capace di compiere un autentico miracolo coadiuvato dal copilota Jeff Skiles (Aaron Eckhart).
E’ il primo film completamente girato con la tecnologia IMAX, il che rende la pellicola ancora più godibile.

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