Jackie (2017): Recensione

Jackie (2017)

Titolo: Jackie, 2017

Regia: Pablo Larraín

Genere: drammatico, biografico

Cast: Natalie Portman, Peter Sarsgaard, Greta Gerwig,
Billy Crudup, John Hurt.

Candidato a 3 Premi Oscar:
 Miglior attrice protagonista a Natalie Portman
 Miglior colonna sonora a Mica Levi
Migliori costumi a Madeline Fontaine

jackie
Banner del Film

Film estremamente iconico, che se fosse stato gestito da uno statunitense “doc” probabilmente sarebbe uscita la solita opera autocelebrativa degli USA e del così detto sogno americano. L’approccio del regista cileno Pablo Larraín, già autore di Neruda, non vuole essere per niente biografico e non vuole nemmeno risolvere l’enigma di una donna letteralmente stravolta. Di fatto ne abbraccia proprio il mistero, che si fa mito, e che a sua volta costruisce quelle icone e quel potere che diventano Storia.

Jackie è una donna rigorosa nell’organizzazione dei funerali del marito e nel confronto con il giornalista che la intervista. Tuttavia non nasconde il suo dolore e mostra senza vergogna tutta la sua fragilità di essere umano e non semplicemente di First Lady. Natalie Portman, dunque, non si tira indietro di fronte a inquadrature strette e penetranti, dimostrandosi capace di gestire un personaggio contraddittorio e delicato. Nella sua interpretazione in lingua originale è sorprendente come sia riuscita a imitare al 100% la voce, la cadenza, la pronuncia di ogni parola così da risultare fin troppo identica – e credibile – alla vera Signora Kennedy.

Una cura maniacale dei dettagli, nonché grande fedeltà in tutto: dai costumi alle location agli attori stessi, che si sono tutti decisamente all’altezza dei loro rispettivi ruoli, a cui rendono molta giustizia.

Il montaggio è dinamico, ma che si prende il suo tempo. I flashback compaiono spesso come evocati dalle parole stesse di chi sta narrando o ricordando. I cambi temporali non sono sempre chiari, ma più volte lei stessa ribadisce che non riesce più a distinguere la finzione dalla realtà e, per questo motivo, si è scelto un montaggio che potesse rendere così l’impossibilità della ricostruzione fondata sulla sola memoria.

L’appuntamento con la Storia e il tempo sono elementi decisivi. La Storia esige che lei si comporti come ci si aspetti dalla First Lady, ovvero una donna che non appartiene più a sé stessa, bensì al popolo americano. Ma lei non è più la First Lady ormai e quello che vuole lasciare in definitiva alla stampa (ma anche a noi spettatori) è un’immagine di sé che balla col marito nel tempo di una Camelot fatta di gloria e ideali.

 

 

RECENSIONE BASATA SULLA VISIONE IN LINGUA ORIGINALE DEL FILM.

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