Pusher (1996): Recensione

Pusher, lungometraggio d’esordio del regista danese Nicolas Winding Refn, girato nel 1996 e primo capitolo della Trilogia Criminale

Esordio alla regia per il talentuoso Nicolas Winding Refn. “Pusher” inizialmente era un cortometraggio, ma grazie a un produttore che ha creduto nelle capacità del Danese ha investito 32 milioni di corone, utili nello sviluppo del lungometraggio che ha avuto un successo enorme, soprattutto in Scandinavia. 

E’ la storia di uno spacciatore di droga dall’animo solitario (spesso ricorrente nei film di Refn) e molto sfortunato. Deve infatti dei soldi a colui che gli passa la droga per poi spacciarla, un Serbo senza scrupoli che gli aumenta il debito giorno dopo giorno. Non ci sono i buoni in questo film, non c’è un eroe, ma solamente la reale situazione che si vive quando si fa parte di un circolo losco fatto di criminalità, droga e prostituzione. Gli amici non esistono, ognuno pensa ai propri interessi, ed immedesimandosi nel personaggio principale lo si capisce.

pusher
Una scena del film

Molto apprezzabili le inquadrature strette specialmente sul protagonista (Kim Bodnia), bravissimo nel ruolo e nell’interpretare un uomo “sporco” ed ingenuo. Anche le musiche che accompagnano le scene clou sono adrenaliniche e riuscite. 

E’ un film che trasmette il senso di claustrofobia che una vita senza futuro può riservare, specialmente quando situazioni al limite dell’estremo e del disperato ci circondano, chiudendo apparentemente tutte le porte a un domani quantomeno normale da vivere.
Debutto col botto di
 Refn che ha subito dimostrato la sua bravura.
Oltre al protagonista Kim Bodnia completano il cast Mads Mikkelsen
nel ruolo di Tommy e Zlatko Buric nei panni di Milo il Serbo.
In Italia la pellicola è conosciuta con il nome di “Pusher – L’inizio”.
Da ricordare che questo è solo il
 primo di una trilogia (Pusher: La trilogia Criminale).
CONSIGLIATISSIMO!

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