Il Passo del Diavolo (2013): Recensione

Il Passo del Diavolo (2013)

Recensione del film Il Passo del Diavolo, mockumentary del 2013 diretto da Renny Harlin che racconta la vera storia dell’incidente del passo Djatlov

Ispirato a fatti realmente accaduti, “Il Passo del Diavolo” (titolo originale: Devil’s Pass) racconta la storia di alcuni studenti americani intenti a scoprire il mistero dell’ “incidente del passo Djatlov”, dove nove studenti/escursionisti russi capitanati da Igor Djatlov persero la vita nel 1959 in circostanze tuttora sconosciute.
Armati di videocamera con cui filmeranno il tutto -il genere del film è infatti il Mockumentary viaggeranno alla volta della Russia, destinazione i Monti Urali.

La struttura della pellicola, affidata al regista Renny Harlin, è abbastanza semplice e basica. Narrazione iniziale che nel modo più lineare possibile ci inoltra nella storia raccontando gli antefatti attraverso le voci dei protagonisti.

Non ci sono innovazioni sullo stile del Mockumentary e va bene così.
L’intento del prodotto è quello di mettere curiosità, raggiungendo pienamente l’obiettivo.
Dopo una buona sessantina di minuti in cui non succede praticamente nulla veniamo “travolti” da un susseguirsi di situazioni che ne aumentano il ritmo, mantenendo comunque la lucidità di capire ciò che sta succedendo.

il passo del diavolo
Una scena del film

La particolarità del film sta nel mostrare una vicenda accaduta realmente ma poco conosciuta, dove il misterioso epilogo ne aumenta il fascino.
Viene infatti voglia di spulciare Wikipedia una volta terminata la visione e studiare in modo più approfondito quello che è successo nel 1959 ai poveri escursionisti sovietici.
Sono molte le teorie su quanto accaduto e durante lo svolgimento del film scopriremo quali sono in vari modi, sia astratti che visivi; alcuni raccontati, altri vissuti dai protagonisti.

Il Passo del Diavolo più che un Horror è da considerarsi un thriller paranormale che riesce a raggiungere la sufficienza nel giudizio complessivo, con il voto 5- dei primi sessanta minuti che si mescola al 7+ dei restanti quaranta, aiutati come scritto precedentemente dalla “storia vera”.

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