Un giorno di ordinaria follia (1993): Recensione

Un giorno di ordinaria follia, recensione del film diretto da Joel Schumacher nel 1993 con uno strepitoso Michael Douglas nei panni del protagonista

Los Angeles è una città nevrotica, caotica e dalle tante sfaccettature. William Foster (Michael Douglas) è un uomo che ha perso tutto in poco tempo. Divorziato, con un’ordinanza restrittiva che gli impedisce di vedere la figlia e licenziato dal posto di lavoro, è un uomo praticamente finito e senza nulla. In una giornata qualsiasi, bloccato nel traffico, in lui scatta quella scintilla che lo porta oltre il nervosismo, esplodendo letteralmente lasciando la macchina in mezzo la strada con l’obiettivo di andare a trovare la figlia a piedi fregandosene della Legge “ufficiale”.

L’uomo, evidentemente a pezzi e in uno stato mentale confusionario, attraversa una marea di disavventure che aumentano il suo stato d’animo già precario, trovandosi a fronteggiare e a litigare con tutti gli ostacoli marci che la città quotidianamente offre, su cui però spesso ci si può sorvolare (come il prezzo troppo caro di una bibita, oppure l’impossibilità di ordinare la colazione in un fast food perché terminato l’orario stabilito), ma anche di fronte a pericoli ben maggiori (le gang di L.A. o pazzi negozianti Nazisti).
Più arrivano le peripezie e più aumenta la rabbia in
 William, sempre più desideroso e voglioso di raggiungere la figlia, a detta sua ingiustamente tolta dalla sua custodia. 
Il
 Detective Martin Prendergast (Robert Duvall) allarmato dalla pericolosità dell’uomo che si è autonominato “D-Fens”, comincia a dargli la caccia provando ad impedirgli di raggiungere l’obiettivo prefissato.

“Un giorno di ordinaria follia” (titolo originale: Falling Down) è una bellissima storia ben diretta da Joel Schumacher con una grandissima interpretazione di Michael Douglas nel ruolo di William Bill Foster. Il protagonista ben si amalgama con il caldo scenario di Los Angeles. Una persona dalla calma apparente ma con un carico di veleno interiore causato dagli eventi negativi che ha passato e che per lui sono ingiusti.

E’ un film molto psicologico che racconta di un uomo qualsiasi preso in un attimo di raptus. 
Storie di tutti i giorni cantava Riccardo Fogli nel 1982, frase pienamente adatta per sintetizzare una pellicola dalla trama realistica.

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