Closer (2004): Recensione

Closer, recensione del film diretto da Mike Nichols nel 2004, tratto dall’omonimo dramma teatrale composto da Patrick Marber

“Lying is the most fun things a girl can do, without take her clotes of. But it’s better if you do”.
(Alice)

Dopo una introduzione a dir poco meravigliosa e travolgente, ‘Closer’ ci investe con le travagliate storie dei suoi protagonisti.
Tratto da una commedia di Patrick Marber, è la storia, ambientata a Londra, di quattro persone, due uomini e due donne, le cui vite si scontrano generando, volontariamente o casualmente, una reazione a catena di relazioni, flirt, bugie, tradimenti, gelosie, sesso, che mette in luce la vacuità dei legami, e la debolezza (in particolare maschile) nel saperli gestire.

Romanticismo, materialismo ed egoismo sono sinonimi di piacere e dolore. L’unico neo è il modo in cui è stato raccontato tutto questo. Ci sono dei salti temporali, a volte di mesi e a volte di anni, molto bruschi e inattesi, che rendono il film fin troppo veloce. Risulta quindi complicato seguire la trama ma questo, secondo il mio punto di vista, evidenzia come in una relazione sia tutto superfluo, a parte quello che Mike Nichols ci racconta. In ‘Closer’, vengono eliminate tutte le parti noiose e scontate delle relazioni umane, e resta solo lo “scheletro”, e i fragili punti in cui può rompersi. Le inquadrature sono stupende, impeccabili, le luci incredibilmente realistiche da un lato ed enfatizzanti dall’altro, il montaggio preciso e accurato. Quello che mi ha sconvolto e emozionato di più di questo film, è la musica. In alcuni momenti è azzeccatissima, coinvolgente, presente come se fosse fisica, e avvolge tutto, in un’armonia di suoni. In altri momenti invece, è totalmente assente, e questa assenza pesa, ed è devastante per l’umore, così come è devastante quello che sta accadendo nel film. E’ così affascinante e meraviglioso il modo in cui è stato tutto così accuratamente scelto. Sembra davvero come se loro vivessero costantemente le loro vite con la giusta musica di sottofondo.
La recitazione è impeccabile, e non ci sono, stranamente, attori secondari. Tutto gira intorno ai quattro protagonisti:
Alice (Natalie Portman), Anna (Julia Roberts), Dan (Jude Law) e Larry (Clive Owen).

closerGuardatelo, e alla fine vi sembrerà di aver visto, per tutto il tempo, solo loro quattro, senza nessun altro intorno, come un grande riflettore che oscura tutto il resto. Il film è estremamente esplicito, verbalmente, sopratutto sulľargomento sesso e i sui tabú. Probabilmente potreste trovarvi imbarazzati dal modo crudo in cui la sessualità viene raccontata, però lo trovo molto realistico, quasi crudele in alcuni punti. C’è da dire anche che, probabilmente, mi sono trovata molto coinvolta da questo film perché ho vissuto, sia sulla mia pelle, che su quella degli altri, molte situazioni analoghe a quelle raccontate dal film. Quindi il mio giudizio potrebbe essere falsato ma, non più di tanto. Quello che purtroppo rovina a volte l’atmosfera coinvolgente del film, sono gli approcci lievemente forzati tra i protagonisti, un po’ surreali. Per il resto, questo film è davvero un piccolo capolavoro, secondo me, e ve lo consiglio. Potete trovarlo sia su Netflix che su Prime Tv.
Il mio voto per questo film è un 9/10.

(A cura di Helena Durden)

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