Spider-Man Homecoming (2017): Recensione

Ecco il terzo Spider-Man del cinema. Risultato? Questo è in assoluto il migliore dei tre. Anzi, il più completo e soprattutto il più profondo. Perchè? Grazie alla geniale e ispirata collaborazione (finalmente) tra Marvel Studios e Sony Pictures.

La Sceneggiatura

La storia è il pilastro del successo del film. La “classica” versione di Spider-Man che abbiamo visto al cinema fin’ora era fin troppo esasperata sulla morte di zio Ben. Qui si respira aria nuova e si affrontano altre tematiche, ma in particolare si approfondisce quella delle “grandi responsabilità” in maniera assolutamente inedita grazie al personaggio di Tony Stark e dell’Avvoltoio.

La sceneggiatura carpisce l’essenza dell’Uomo Ragno mettendo in luce la sua vena ironica data dall’inesperienza e dalla spensieratezza tipica di un adolescente; la sua incapacità di gestire al meglio situazioni di reale pericolo. Ma sopratutto (ciliegina sulla torta) “cosa succede quando non ci sono palazzi su cui lanciare le ragnatele?” oppure “possibile che nessuno trova mai il suo zaino vicino ai cassonetti?”. Sequenze esilaranti ma che danno forte realismo a tutta l’ambientazione.

Grazie alla collaborazione con Marvel Studios si è riusciti a inserire tutti i protagonisti in un contesto più dinamico e complesso che permette un’introspezione dei buoni e dei cattivi molto efficace.

I personaggi

Peter Parker è un vero nerd. Non solo uno sfigato, ma uno che si mostra chiaramente entusiasta di costruire la Morte Nera di Star Wars con i Lego insieme al suo grasso migliore amico informatico altrettanto nerd e sfigato. Tom Holland è perfetto sia per l’età (fosse stato ancora più giovane non avrebbe funzionato) che per le sue doti attoriali. L’attore si è immedesimato al meglio nell’amichevole Spider-Man di quartiere e questo è percepibile attraverso lo schermo.

Spider-Man è genuino. Semplice, impacciato ma desideroso di fare la differenza anche se non sa bene come fare. Il costume non è solo uno strumento, ma in questo caso diviene un simbolo, una chiave di lettura importante che svela una forte e significativa contraddizione. Egli è un eroe solo per la sua volontà di esserlo non per i giocattoli tecnologici di Stark. Infatti proprio quest’ultimo gli dice esplicitamente che se non è niente senza il costume allora non se lo merita. Da grandi poteri derivano grandi responsabilità e da ancor più grandi poteri (il costume high-tech) derivano ancora più grandi responsabilità, che Peter non sa gestire combinando disastri a catena. Nel momento in cui perde “i privilegi” del suo abbigliamento allora emerge il vero autentico Uomo Ragno.

Dal punto di vista puramente estetico il costume è accattivante, ma è un po’ troppo bidimensionale sullo schermo. Le altre due versioni cinematografiche avevano le ragnatele e il ragno in rilievo dando più profondità a un’immagine con persone vere. Mentre qui è un po’ troppo piatto al punto che sembra un fumetto vivente.

Micheal Keaton è un cattivo coi fiocchi e sopratutto molto umano. Non uno stereotipo di antagonista che cammina. Egli è inserito in un contesto forte con un colpo di scena straordinario accompagnato da una musica incalzante. Un cattivo patetico nella versione cartacea è reso qui un successo perfetto. Un design rinnovato in modo convincente, una condotta morale stabile. Egli è un buono che consapevolmente si concede azioni malvagie ma che sa riconoscere giusto e sbagliato al punto che non rivela l’identità di Peter.

Tony Stark è sempre più maturo. Il suo personaggio cresce i ogni film al meglio e in questo caso particolare sostituisce un po’ la figura di zio Ben: lo stimolo ad essere migliore dentro. 

Zia May invece funziona. Non è troppo vecchia nè troppo giovane: ha uno stile (anche nel vestiario) che la rende credibile affiancata a un ragazzo liceale.

Grande sorpresa è come siano riusciti in tutto ciò a introdurre anche i Sinistri Sei che si preannunciano assolutamente inquietanti.

Conclusione

Scelte registiche eccellenti, computer grafica funzionale alle situazioni, attori intensi che interpretano con convinzione personaggi coi fiocchi in contesti credibili, con azione e musica incalzante. Una gestione dei personaggi e delle situazioni di grande abilità, con chiari riferimenti alla prima trilogia (l’aliante del Goblin e le ali dell’Avvoltoio; il treno e il traghetto; il riconoscimento dell’identità di Peter dentro la macchina e la scena del giorno del ringraziamento con Osborn). Un successo di collaborazione.

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One thought on “Spider-Man Homecoming (2017): Recensione

  1. Inoltre dare a Spider-Man un costume con tanto di intelligenza artificiale e infiniti gadget e da una parte un modo per rinfrescare il personaggio, dall’altra porta via pero tempo prezioso, che avrebbe potuto valorizzare il cuore umano della vicenda.

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