Qualcuno volò sul nido del cuculo (1975): Recensione

Qualcuno volò sul nido del cuculo, recensione del film drammatico diretto da Miloš Forman nel 1975 con protagonista Jack Nicholson

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Randle Mc Murphy (Jack Nicholson) si finge pazzo per evitare i lavori forzati e viene rinchiuso in in ospedale psichiatrico dove grazie alla sua personalità debordante entra in conflitto con la capo infermiera Ratched (Louise Fletcher).
Fu Kirk Douglas ad acquisire i diritti dell’omonimo romanzo Qualcuno volò sul nido del cuculo (titolo originale: One Flew Over the Cuckoo’s Nest) di Ken Kesey, ne curò ed interpretò la pièce teatrale, ma non riuscì a trovare fondi per la trasposizione cinematografica a causa dell’argomento ritenuto negli anni ’50 di difficile gusto per il pubblico; fu il figlio Michael a riprendere e produrre l’idea ed affidare il progetto al regista nato nell’allora Cecoslovacchia Miloš Forman.

Il capolavoro di Miloš Forman rappresenta la storia del cinema, tra i pochi film ad aver vinto tutti gli Oscar principali. Il film è un atto di ribellione contro il sistema degli ospedali psichiatrici dell’epoca, in cui i pazienti non venivano riconosciuti come tali, bensì erano annientati socialmente e psicologicamente, deturpati dell’anima da un sistema fintamente rivolto alla riabilitazione e all’aiuto. Forman dipinge un affresco, che a più di quarant’anni dall’uscita nelle sale risulta essere una metafora attuale, perché la follia non è riconducibile solamente ad un singolo individuo, ma anche a chi in nome di una falsa democrazia annienta ogni forma libera di espressione. Jack Nicholson e Louise Fletcher, le due facce della medaglia, indimenticabili nelle loro contrapposte interpretazioni. Un cult, un inno alla vita e alla sana follia vissuta come mezzo per rompere gli schemi in nome della libertà.

Qualcuno volò sul nido del cuculo vede l’esordio assoluto sul grande schermo di Christopher Lloyd nel ruolo di Taber e può contare sulla presenza di un altro grande attore all’epoca alle prime armi: Danny DeVito.

(A cura di Andrea Lo Gioco)

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