L’uomo di neve (2017): Recensione

L’uomo di neve (The Snowman), recensione del film diretto da Tomas Anderson nel 2017 e tratto dall’omonimo romanzo di Jo Nesbø

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Loading... VOTO MALATI DI CINEMA 6/10

Spinto da enorme curiosità, passione per il cinema thriller e soprattutto.. SENZA AVERE LETTO IL LIBRO, mi reco a veder l’anteprima di L’uomo di neve (titolo originale: The Snowman).

Il film comincia con riprese della campagna norvegese, distese bianche e desolate ed una musica malinconica accompagna l’arrivo di una macchina della polizia.
È l’amante della sig.ra Kvinsland, che però non vuole riconoscere la paternità del figlio di lei, ma che costringe allo studio ed alla rigida educazione il bambino.
Dopo aver avuto uno scontro verbale, la madre frustrata dalla situazione dice all’amante che andrà a dire tutto a sua moglie ed i suoi figli, soprattutto la verità sulla presunta paternità… Lui minaccia di non farsi più vedere, prende la macchina e se ne va.
La Signora corre in auto disperata, il figlio la segue per calmarla, parte un inseguimento dove ad un certo punto, di sua spontanea volontà perde il controllo e devia sopra un lago ghiacciato.
Il figlio riesce a scendere dall’auto, ma la madre depressa decide di restare in auto ed annegare nel lago.

Oslo, giorni nostri.
Il Detective della polizia di Oslo, Harry Hole (Michael Fassbender) si sveglia all’interno di un parco, ancora ubriaco dalla notte precedente.
È uno dei detective più famosi in Norvegia per la risoluzioni di omicidi e misteri, ma dipendente da alcol e con una situazione coniugale e famigliare fragile ed incerta.
La sua ex Rakel (Charlotte Gainsbourg), ha un altra relazione con un chirurgo di successo ed ha un figlio Oleg (ma di cui non si conosce la paternità).
Nel frattempo all’interno del distretto vige una calma apparente (in Norvegia i numeri di omicidi a sfondo seriale sono davvero pochi) ed il detective Hole sta soffrendo il bisogno da “caso da risolvere”.
Qua il destino entra in gioco ed all’interno della sua corrispondenza, Harry trova un messaggio particolare…

Ciao Signor poliziotto..

Firmato “L’uomo di Neve”

Qui la sparizione di una donna.. Birte Becker.
Comincia l’indagine che porterà Hole a lavorare con la recluta Katrine Bratt (Rebecca Ferguson).
Un viaggio che si allargherà fino ai confini della regione norvegese di Vestlanted, dove vent’anni prima, il burbero detective Rafto (un irriconoscibile Val Kilmer), stava indagando su un omicidio di una donna a Bergen, dove aveva trovato insieme al corpo decapitato, un pupazzo di neve.
Il regista Tomas Alfredson (poche pellicole, ma dopo il cult “Lasciami entrare” e l’enigmatico
“La talpa”) si trova alle prese con un enorme sfida, ma che non raggiunge e soddisfa il pubblico della carta stampata.
Le musiche (Greenwood – Radiohead) e le fotografie (Beebe) di un paesaggio di una bellezza naturalistica superiore hanno i presupposti per creare un anteprima alla suspense che dovrebbe creare un continuo di svolte inattese, ma il film cresce in una modalità abbastanza lineare e senza ritmi particolari.
L’interpretazione di Fassbender è buona, ma non comprensibile ai lettori della saga (complicato far capire al pubblico l’interpretazione di un personaggio emblematico partendo dal settimo libro di una collana di 11 romanzi), astuto ed abile nelle indagini, alcolizzato e con problemi relazionali ed affettivi.
Purtroppo sono stati tralasciati durante il film dei particolari sul perché di determinati atteggiamenti legati al suo oscuro passato che dovevano essere amplificati per rendere il suo personaggio ancora più misterioso ed affascinante.
Ottime le interpretazioni della della bella Ferguson (audace e pronta a qualsiasi cosa per la risoluzione del caso) e del grande J.K. Simmons (Arve Stop – ricco magnate norvegese).

Il film merita la visione e la sufficienza.
Il lavoro di trasposizione sicuramente non sarà gradito ai fan Nesbø, ma va apprezzato il coraggio!!

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