Troppo amore (2012): Recensione

Recensione di Troppo amore del 2012 diretto da Liliana Cavani, primo dei quattro episodi che compongono la miniserie televisiva dal titolo Mai per amore


“Non cedete mai al primo impulso dell’ira, cedete sempre al primo impulso dell’amore”,
diceva Arturo Graf. Eppure spesso è proprio dall’amore che nascono gli impulsi peggiori, o meglio, da quello che crediamo sia amore.
Ed è proprio per cercare di dare il suo contributo nel mettere in guardia le donne da questi “finti amori”, che Claudia Mori nel 2012 insieme a Gianna Nannini e raicinema, ha dato vita al progetto cinematografico: “Mai per amore”, sostenuto dalla casa di produzione “ciao ragazzi”.

Mai per amore è una quadrilogia di quattro film riguardanti il tema della violenza contro le donne. Uno di questi, è il film Troppo amore di Liliana Cavani, interpretato da Antonia Liskova e Massimo Poggio.
“Troppo amore” è la perfetta messa in scena dello stalking, una forma di violenza spesso sottovalutata dall’opinione pubblica ed anche dalle vittime stesse.
La violenza che lascia segni nella mente e non sul corpo, il più delle volte non è considerata tale.
Nel film vengono messi in evidenza soprattutto alcuni, “campanelli d’allarme” che il carnefice rilascerà prima di iniziare ad assorbire totalmente la vita della sua vittima: inizialmente attraverso lo stalking, poi passando alla violenza fisica sino al finale tentato omicidio.
Il processo di violenza che viene messo in scena è lento, passa per molti step che lo spettatore subirà insieme alla protagonista del film. Una delle scene chiavi è il primo rapporto sessuale tra Livia (Antonia Liskova) e Umberto (Massimo Poggio); In questa scena possiamo osservare come Umberto cercherà in tutti i modi di assumere il totale controllo, con il suo sguardo invadente mentre la spoglia, bloccandole le braccia prima di iniziare a possedere quella stessa donna che mesi prima, spiava e fotografava di nascosto dalla finestra della sua stanza.

Anche la scelta degli attori non è casuale, Poggio: il suo viso, la sua espressività e il suo sguardo, capaci di incarnare le vesti di bravo ragazzo e di psicopatico allo stesso tempo. E Antonia Liskova, con i suoi sguardi ed i suoi sospiri profondi, parte integrante di un linguaggio del corpo che chiede aiuto, ignaro della sua inefficienza.
Non saranno infatti sufficienti le richieste di aiuto della protagonista, per tirarla fuori dal suo tunnel, ed è forse questo il messaggio più importante del film: al più piccolo segnale bisogna allontanarsi.
Perdonare o giustificare il proprio uomo dopo un atto di violenza, che sia questo il più piccolo o apparentemente insignificante non significa essere coraggiose o innamorate, significa essere deboli e incoscenti, consapevoli di quanto probabilmente accadrà, perché queste storie.. Non finiscono mai bene!
Alcune scene del film “troppo amore”, possono essere forti ma anche per questo il progetto “mai per amore” è nato: per trasmettere il dolore che una donna vittima di violenza, prova sul suo corpo e nella sua anima.

La visione è infatti assolutamente consigliata a tutti, al fine di sensibilizzare sul tema uomini, donne e In particolare giovani ragazze, quest’ultime considerate ad oggi le vittime di violenza più frequenti.
È difficile per una giovane donna ammettere che una qualsiasi storia d’amore, anche la più bella e romantica potrebbe trasformarsi in un incubo, ma nell’odierna società nella quale viviamo, bisogna essere totalmente consapevoli di ciò, prendere atto e cercare di non cadere mai nella trappola del TROPPO amore!

(A cura di Francesca Ruscito)

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