Pulp Fiction (1994): Recensione


Pulp Fiction, recensione del film diretto da Quentin Tarantino nel 1994 con Samuel L. Jackson, John Travolta, Bruce Willis, Uma Thurman e Tim Roth

VOTO MALATI DI CINEMA (8,5 / 10)

Pulp Fiction riprende titolo ed atmosfere della letteratura”bassa” dei polizieschi popolari, i tascabili usa e getta stampati su carta riciclata ma con firme d’autore. Smonta e ricuce, accavalla e riprende alcuni episodi minimalisti di altissima tensione e banalissima quotidianità a Los Angeles: una giovane coppia (Tim Roth e Amanda Plummer) che rapina gli avventori di un bar; un gangster (John Travolta) che porta a ballare la donna del capo (Uma Thurman) e a momenti se la ritrova cadavere per un overdose; un pugile (Bruce Willis) che, fatto il doppio gioco in un match truccato, si ritrova nella tana di due sadici assassini insieme al boss che ha tradito (Ving Rhames); due killer navigati (sempre Travolta e Samuel L. Jackson) che casualmente fanno saltare le cervella ad un ostaggio proprio nella loro auto subito ripulita dall’impeccabile collega Wolf (Harvey Keitel), il tutto sorretto da una straordinaria sceneggiatura per ritmo, tensione e dilatazione drammatica, con dialoghi lunghissimi, divertenti e paradossali circa la globalizzazione dei Mc Donald’s, l’erotismo del piercing o l’importanza dei massaggi ai piedi.

Storie di ordinaria delinquenza, sovrapposte, intrecciate, rivisitate con sarcasmo e ironia che lascia il segno e rilancia la carriera di John Travolta

Al di là della pellicola in sé, Pulp Fiction rappresenta un’opera epocale per quanto concerne la produzione ed il Marketing, essendo il primo film Miramax (produzione indipendente) a diventare un blockbuster sulla spinta del trionfo al Film Festival di Cannes e delle 7 nomination all’Oscar.

Le storie di Tarantino hanno un tono sornione, apertamente amorale secondo i dettami di un cinema di valori, ma il film è anche scorrevole e divertente, un piccolo gioiello nell’ambito del cinema di genere, col ghigno del paradosso e la confidenzialità della commedia nera. I suoi personaggi blaterano senza posa ed il loro blaterare genera tensione nell’attesa di un colpo d’azione che si rimanda di continuo, oppure che arriva quando meno te lo aspetti, scoppiando nel bagliore di un flash del quale ti sfugge lo shock, ma ti resta l’emozione. E questo è grande cinema.

“Per Pulp Fiction presi molto da cose vissute crescendo in un quartiere poco raccomandabile di Los Angeles come la South Bay. Ho visto e ascoltato parlare gente così e li ho mescolati con la mia immaginazione.”
(Quentin Tarantino)

(A cura di Matteo Riva -il Piui- su Facebook)

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