Codice Criminale (2016): Recensione

Codice Criminale, recensione del film diretto da Adam Smith nel 2016 con protagonisti Michael Fassbender e Brendan Gleeson

Chad Cutler , figlio di Colby, vive con il padre e la propria famiglia in una piccola comunità nel sud-ovest della Gran Bretagna, più precisamente nelle campagne del Gloucestershire.
D’indole criminale, queste persone vivono di piccoli e grandi espedienti, lontano dalla civiltà dei cosiddetti “gorgie” (i fighetti o gli snob).
Colby è il boss di questa banda, la mente che pianifica azioni e rapine da effettuare. E’ orgoglioso e molto possessivo, tenendo soprattutto Chad al suo fianco in modo autorevole e dittatoriale.
Chad d’altro canto non vuole più questa vita, desidera un posto migliore dove far crescere i propri figli, obiettivo apparentemente impossibile da raggiungere a causa dei molteplici eventi.

Adam Smith, regista al debutto in un lungometraggio, sfoggia tutto il suo talento visionario -ha collaborato a lungo con i Chemical Brothers progettando i loro concerti e girando nel 2012 il concert-film dal titolo The Chemical Brothers, Don’t Thinkmostrando una fotografia da mestierante del settore, sfruttando molto la verde ambientazione.
Senza sbavature le varie sequenze con svariati primi piani di un Michael Fassbender a dir poco straordinario -ma non lo scopriamo certo ora- nel ruolo di una persona che vuole cambiare vita ma costretta a non “tradire” le proprie radici.

I due grandi esponenti del cinema irlandese Michael Fassbender e Brendan Gleeson hanno un’alchimia perfetta, rendendo questo prodotto molto interessante specialmente quando si tocca il lato sentimentale.
La tormentata situazione padre/figlio come una catena si lega tra le varie generazioni senza romanzare una condizione ben vivibile nella realtà familiare di tutti i giorni.

Per la stesura della sceneggiatura di Codice Criminale (titolo originale: Trespass Against Us) i produttori hanno preso ispirazione da una famiglia residente a Cotswold che viveva da baraccata rubando e compiendo atti criminali.
Altra fonte d’ispirazione viene dal film Gatto nero, Gatto bianco del 1998 diretto da Emir Kusturica.

COSA CI PIACE: La prova straordinaria di Michael Fassbender.
L’ambientazione e la fotografia girata quasi sempre in esterno.
COSA NON CI PIACE: Il troppo spazio dato alle varie relazioni tra i personaggi che toglie minutaggio all’azione, seppur di ottima fattura quando chiamata in causa.

VOTO: 6,5 su 10

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