Blade Runner 2049 (2017): Recensione

Blade Runner 2049, recensione del film del 2017 diretto da Denis Villeneuve con Ryan Gosling, Harrison Ford e Jared Leto

VOTO MALATI DI CINEMA (7 / 10)

Blade Runner 2049. Premesso che non è necessario spendere troppe parole ad elogiare la cura tecnica del dettaglio con cui regia visionaria, fotografia minimalista, luci rarefatte ed effetti speciali straordinari hanno costruito un autentico capolavoro visivo, sarebbe meglio soffermarci più sul contenuto e sulla sceneggiatura.

Sottolineando un montaggio piatto e statico che si è cercato di risollevare con un sonoro dalle note forti e tese, il risultato è comunque stato quello di un ritmo molto molto lento e pesante. Come già visto in Arrival il regista (Denis Villeneuve) sceglie musiche e campi lunghissimi che tendono quasi a strascicare la storia.

Il punto di forza riguarda la capacità di creare una continuità temporale perfetta. Purtroppo, però, vi sono risposte troppo inquadrate e manca la libera interpretazione degli eventi, che, in sostanza, ruotano attorno alle varie forme dell’amore. È troppo complesso e articolato laddove il film di Ridley Scott era molto semplice e al contempo estremamente parlante (cosa significa essere umani?, i ricordi ci definiscono?, perchè si muore e come si può accettare?, ecc).

Per quasi un’ora e mezza il regista si lavora per bene sia il protagonista che il pubblico per arrivare al punto in cui entrambi giungiamo ad una scoperta da fiato sospeso, che culmina soprattutto nel momento di incontro tra Ford (passato) e Ryan Gosling (presente). Il tutto conduce ad un punto della storia in cui la donna dal singolo occhio rivela una cosa estremamente importante al protagonista e letteralmente- sia pubblico che Gosling – pensiamo un grandissimo wtf???Ma la parte più interessante sta nel modo in cui suddetta donna ha sconvolto le carte in tavola: ha praticamente commiserato il poveretto protagonista facendogli notare che davvero pensavi di essere tu il fulcro di questa storia? che tutto ruotasse intorno a te? Insomma detto in parole povere sia il pubblico che il protagonista sono stati evidentemente trollati alla grande.

Cambio di manovra che potrebbe risultare un grande colpo di scena se non fosse che per arrivare a ciò si è patita

  • la lentezza di quasi tre ore di pellicola;
  • l’introspezione poco profonda e del tutto fallita di un antagonista (Jared Leto) insulso e assente;
  • un protagonista vittima degli eventi;
  • ingiustificate, abusate e quanto mai gratuite donne nude con tanto di accurate inquadrature ravvicinate (siano esse vere, statue o ologrammi);
  • personaggi secondari tipizzati come la replicante cattiva e gelosa (Sylvia Hoeks), l’amabile prostituta (Mackenzie Davis) e il capitano di polizia autoritario (Robin Wright);
  • e nuove figure occasionali (ovvero i “ribelli”) che, ammiccando silenziosamente, vogliono essere il vero continuo della storia contro ogni ragionevole dubbio.

Insomma una trama che poteva fare veramente tanto, ma che si è volontariamente persa in troppe pretese narrative per un colpo di scena e mezzo in tre ore e soprattutto la promessa di nuove storie di ribellione (alla Star Wars) con un Harrison Ford (più simile ad Han Solo che a Rick Deckard) un po’ troppo vivo per quello che sembrava essere un passaggio di testimone tra attori.

 

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