Green Book (2018): Recensione

Green Book, recensione del film diretto da Peter Farrelly con protagonisti Viggo Mortensen e Mahershala Ali. Nelle sale italiane dal 31 gennaio 2019

VOTO MALATI DI CINEMA (8 / 10)

Green Book; un titolo curioso.
Scopriamo guardando il film che il Green Book è un libricino che negli anni ’60 in America fungeva da guida turistica per le persone di etnia afroamericana. Indicava gli alloggi, i ristoranti e le mete turistiche dove vi potevano accedere senza avere problemi.

Il film viene giudicato come un film drammatico, questo è il genere riportato nel tabloid del cinema, però sarebbe più appropriato chiamarlo “film di vita”. Vi sono momenti drammatici certo, ma non mancano anche le scenette e i siparietti comici. Le scene di musica inoltre sono curate in modo eccezionale.
Ci sono diverse tematiche affrontate, fra tutte emergono la diversità razziale e l’amicizia che può superare i facili pregiudizi. Gli attori sono sul pezzo e adatti per i loro ruoli; abbiamo l’irruenza e la schiettezza di Tony Lip – o Tony Vallelonga (Viggo Mortensen) che ben si bilancia con l’eleganza di Don Shirley (Mahershala Ali).
La storia affascinante di questo pianista di colore, che si fa scarrozzare durante la sua tournée per il sud degli Stati Uniti da un autista di origine italiana. Una coppia improbabile che inizia il viaggio con diffidenza, dove ognuno è preso dalle proprie barriere culturali, sono lì per un unico scopo: la tournée. Durante il percorso, tappa dopo tappa, inizieranno però ad avvicinare le loro due visioni della vita, all’inizio diametralmente opposte ma poi sempre più condivise.

La fotografia è curata in modo maniacale; così pure i dettagli e i particolari sia nei costumi che nella scenografia. Le musiche sono delicate e piacevoli, evocative al punto giusto, e saranno una scoperta e riscoperta per molti, soprattutto per farci conoscere oggi nel 2019 il Don Shirley Trio.
Sorprende anche il regista, Peter Farrelly, che dopo film comici per i quali è maggiormente conosciuto, come la coppia di Scemo & più Scemo, oppure Tutti pazzi per Mary, fino al discutibile Comic Movie, arrivi a mettersi alla prova con questa storia, che è di tutt’altra grana e spessore.

Difficile trovare dei punti negativi nel film, anche la durata, 130 minuti che a un primo colpo d’occhio sembrerebbe un minutaggio non standard, invece entra benissimo, la storia è così avvincente che cattura l’attenzione e di riflesso la durata non risulta per nulla pesante allo spettatore.
Di sicuro siamo di fronte ad un film che resterà negli anni a venire, si sente già una fragranza di kolossal che ha l’aroma di un piatto spesso citato nella pellicola, il pollo fritto.

(A cura di Messua Mazzetto)

Vai alla barra degli strumenti