Mommy (2014): Recensione

Mommy, recensione del film scritto, diretto e prodotto da Xavier Dolan nel 2014 con protagonisti Anne Dorval, Antoine Olivier Pilon e Suzanne Clément

VOTO MALATI DI CINEMA 9 out of 10 stars (9 / 10)

“Mammina”, in italiano. Già nel titolo è racchiusa la chiave del film di Dolan: un rapporto madre-figlio viscerale, a tratti violento, velatamente incestuoso ma stretto e indissolubile, come un legame chimico. Come se il cordone ombelicale non fosse stato mai tagliato. C’è una mancanza che lega questi due personaggi: quella del padre morto. Steve, il figlio, a causa di questo lutto ha subito forti crolli psicologici che l’hanno portato a tenere comportamenti violenti: con i suoi occhi azzurri e i capelli biondi, passa da angelo a demone in pochi attimi. La madre, Diane, donna di periferia in abiti succinti e unghia laccate, tenta disperatamente di portare equilibrio in casa. Tra i due si inserisce Kyla, vicina di casa ed ex insegnante di scuola secondaria, che combatte contro la sua balbuzie. Allora i tre riequilibrano le proprie vite, trovando respiro l’uno nell’altro. Ed è proprio a questo punto, da questo “incontro”, che Dolan allarga il suo formato, precedentemente claustrofobico (1:1) per dare ossigeno agli spettatori, lo stesso respirato dai suoi personaggi (formato allargato 1,85:1). Con questo geniale espediente registico, l’emergente regista canadese travolge la storia e lo spettatore, estasiato dal suo “Mommy”.

Le emozioni si protraggono per tutto il resto del film fino all’aprosdoketon finale, in cui Steve fuggirà dall’ospedale psichiatrico dove era stato precedentemente ricoverato, sulle note di “Born to die” di Lana del Rey. Con i suoi drammi elegantemente dipinti, “Mommy” riesce a imprimersi nella memoria dello spettatore, e resta, al di là della trama, un memento per una riflessione introspettiva sul proprio vissuto, capace di commuovere e appassionare fino all’ultimo minuto.

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