Inferenze Short Film Festival: analisi dei quattro cortometraggi finalisti

Si è svolta nella giornata di domenica 14 aprile 2019 la finalissima della prima edizione dell’Inferenze Short Film Festival: la serata finale, andata in scena presso il Teatro Summarte (Somma Vesuviana, Napoli) e condotta da Rossella Nusco (attrice e presentatrice), ha visto la proiezione dei cortometraggi finalisti e la premiazione dei vincitori. Nel corso della serata, inoltre, è stato presentato in anteprima Dolly. La promessa, lo short movie scritto e diretto da Massimo Piccolo e prodotto dalla Moon Over Produzioni.

Due parole sul Festival

Inferenze è un Festival organizzato dall’associazione culturale Luna di Seta ed è nato dal desiderio di innescare nei partecipanti il seme di una riflessione approfondita, che sapesse prendere in esame gli aspetti NON-comuni, NON-ingenui, NON-immediati della realtà e restituirne la complessità. Il bando, in scadenza il 7 aprile scorso, spiegava chiaramente il proposito principale del Festival, e chiariva che i giurati erano alla ricerca di “[…] Sguardi diversi. Racconti profondi che vadano oltre la banalità del già “visto” e della facile morale consolatoria”, perché, a loro detta, “Solo chi saprà abituarsi al “pensiero complesso” sarà in grado di difendersi dalla banalità dell’attuale intelligenza artificiale e dei suoi algoritmi”. L’intento dell’organizzazione è evidentemente quello di stimolare non solo gli addetti ai lavori, ma anche, e forse in primis, il pubblico. Agli spettatori viene offerta, attraverso la visione dei corti in gara, l’opportunità di muoversi, uscire dalla comfort zone della realtà patinata di ogni giorno a cui è stata grattata via la copertura, per mostrarne la sostanza autentica. Questa manifestazione è la celebrazione diretta e senza mezzi termini della capacità critica priva di filtri e stereotipi, del punto di vista alternativo e del ragionamento articolato e approfondito. La parola chiave è “guardare”, non “vedere”, e mostrare come farlo attraverso la settimana arte.

I corti in gara e i finalisti

I corti che hanno partecipato sono stati 282, la maggioranza dei quali di pregevole fattura e coerenti con quanto richiesto dal bando. Quattro le opere finaliste, realizzate da registi e autori più o meno noti, alcuni più giovani, altri conosciuti nel settore da anni. Tra gli artisti coinvolti riconosciamo alcuni nomi familiari, come Vinicio Marchioni e Alessandro Sampaoli, e quelli di due registi molto giovani, tra i quattro finalisti, Niccolò Valentino (classe ’89) e Jacopo Neri (nato nel ’95, ma già attivissimo nel settore da qualche anno). Con nostro grande piacere, Malati di Cinema è stato coinvolto nella valutazione finale dei corti in gara, e dopo aver attentamente visionato i quattro short film migliori, la nostra “giuria interna” ha votato ed espresso il proprio giudizio. Di seguito la nostra valutazione delle quattro opere finaliste:

Orbite Tangenti: Agrodolce; cosa dovremmo scegliere, l’amore o la realizzazione personale? Basta accogliere l’altro in noi, condividerci la nostra vita e i nostri sogni, per sentirci completi? Orbite tangenti, già dal titolo, ci racconta una storia bella, ma amara, che crea parallelismi con l’universo e la sua non-finitezza, con i pianeti, e il loro vivere in solitudine. Sofia e Marco si toccano, si scontrano, e poi prendono strade separate; valutano scenari diversi, e ci lasciano con tante domande, una consapevolezza amara, e una piccola speranza dai colori fiochi.

Voto 8

Pepitas: Sorprendente; Andrea rappresenta il dissidio generazionale che incarna il nostro tempo. I trentenni figli di un’educazione pre-digitalizzata, impartita loro da una società pre-fluida, cara ai valori di genere e alla tradizione cattolica italiana. Nelle battute e nello scambio comunicativo tra lui e la nonna non è subito chiaro l’intento del regista, ma allo spettatore non importa. Se pensava che Pepitas sarebbe finito col presentargli una lezione sulle differenze generazionali e l’incomprensione, scoprirà che invece il fine è diametralmente opposto: sarà proprio l’anziana nonna di Andrea a fargli sapere che l’amore è una forza senza tempo e senza riserve, lasciandolo piacevolmente sorpreso.

Voto: 7,5

Battiti: Rassicurante; nasciamo e cresciamo in un mondo che ora ci incoraggia a coltivare le nostre emozioni, ora ci spinge a essere sempre forti e combattivi, quasi a volerci macchine regolate al dettaglio, emotivi ma non troppo, empatici ma distaccati. Battiti fornisce un questo alternativo, una via di fuga luminosa che contempla e accetta la forza delle emozioni, se ne prende i rischi e le integra nella vita. Quasi come se la modulazione della nostra esistenza nulla fosse, in fondo, senza un cuore pulsante, senza le emozioni che lo fanno battere.

Voto 8,5

Tempo libero: “Disruptive”; la storia trasmette il senso di straniamento e solitudine che assale l’adolescente medio nella nostra epoca, spesso spinto a cercare in gesti estremi e violenti il senso del suo tempo. Rappresenta la frattura consistente che si crea tra il soggetto e la realtà, invitando lo spettatore a interrogarsi sulla funzione della comunicazione e sulla concreta capacità di empatizzare e comprendere l’Altro-da-me.

Voto 7,5

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