Il viaggio di Fanny (2016): Recensione

Il viaggio di Fanny, terzo lungometraggio della regista Lola Doillon (Et toi, t’es qui? e Contre toi), racconta la vera storia di Fanny Ben-Ami, ragazzina di 12 anni costretta a guidare un gruppo di coetanei e di bambini più piccoli in un lungo viaggio verso la salvezza.

Nella Francia occupata durante la Seconda Guerra Mondiale molti bambini ebrei venivano nascosti ed ospitati in alcune abitazioni di fortuna, usate talvolta come Colonie sotto copertura.
Il rischio era elevato e spesso i Nazisti scoprivano questi nascondigli punendo anche con la morte coloro che venivano considerati traditori, “colpevoli” di aver accolto dei bambini nelle loro case.
“Il viaggio di Fanny” vuole essere una lode per tutti coloro che in quel momento per noi impossibile da pensare hanno rischiato la loro vita (i personaggi di Madame Forman e Lotte Schwarz ne sono un esempio), e soprattutto per il coraggio di una bambina di dodici anni che è dovuta scappare dal nemico prendendosi una responsibilità gigante.

il viaggio di fanny

La particolarità della pellicola la si nota dalla totale assenza del conflitto vero e proprio, con il punto focalizzato in quella sottile linea che separa la salvezza da una morte più che certa ed ingiusta.
Poveri ed innocenti bambini hanno vissuto la guerra in modo drammatico, provando con coraggio ad evitarla rischiando più volte la vita.

La piccola Léonie Sochaud, all’esordio cinematografico, interpreta in maniera impeccabile il ruolo della protagonista. Con piglio da veterana ha saputo cogliere l’essenza di un personaggio difficile e carico di emozioni.
Degna di nota anche l’interpretazione dell’ancor “più” piccola Juliane Lepoureau nei panni di Giorgette, sorella minore di Fanny, di una tenerezza unica e con due occhioni blu che bucano lo schermo.

La regia è lineare e tiene un buon ritmo per tutti i 90 minuti di durata della pellicola, capace di cogliere attimi particolari in maniera sempre elegante, sorretta dalla fotografia di Pierre Cottereau, veramente di alto livello.

Il viaggio di Fanny è un film che va visto e soprattutto vissuto, per non dimenticare gli orrori commessi in passato, con la speranza (piuttosto utopica) di non rivederne in futuro.
Il film ha vinto il premio come Best Film nella categoria +13 del Giffoni Film Festival 2016.

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