Captain America Civil War (2016): Recensione

Captain America Civil War, recensione del film di Anthony e Joe Russo. Con Chris Evans, Robert Downey Jr., Scarlett Johansson

VOTO MALATI DI CINEMA (6,5 / 10)

La regia di Captain America Civil War dei fratelli Anthony e Joe Russo è piacevolmente chiara e fluida, affiancata da un montaggio alternato intrigante e stuzzicante che dà ritmo a quasi due ore e mezza di film assieme alle musiche incalzanti, nonché una fotografia superba che richiama moltissimo la poesia del fumetto originale (basti pensare al momento in cui Cap respinge con lo scudo i repulsori di Iron Man).

La sceneggiatura di Captain America Civil War è molto importante. Assai pretenziosa ma possiede comunque una solidità e stabilità intrinseca – data dal meticoloso lavoro di riferimenti costruiti nelle precedenti due fasi Marvel – che la rende accurata, quanto mai credibile, quasi inattaccabile e soprattutto straordinariamente reale e attuale.

Tony Stark/Iron Man (Robert Downey Jr.) viene mostrato al termine di una meticolosa e sofferta evoluzione (sviluppata in ogni suo film precedente), che lo rende profondamente umano e concreto, tanto che la sua scelta di firmare la “registrazione” è comprovata e inattaccabile.

Ben più vacillanti sono le convinzioni di Steve Rogers/Captain America (Chris Evans) – che rimane COMUNQUE il protagonista indiscusso – che si basano più su una morale militaristica del “continuare la missione sacrificando il meno possibile (ma comunque qualcosa) per un bene superiore collettivo (e quindi comunque giustificato)”. Ma d’altra parte il suo giudizio si basa sulla consapevolezza che nonostante alcuni super esseri siano pericolosi, Cap sa che agiscono in buona fede e quindi sono “giustificati”, nonostante le conseguenze che possono produrre.

E qui entra in gioco un cattivo di tutto rispetto: Barone Helmut Zemo (Daniel Brühl– attore di grande talento, già dimostrato in Rush). Agisce nell’ombra, mettendo a segno colpi precisi e mortali. Entra in scena fluidamente, si sviluppa in un climax crescente di aspettative e ansie, ma poi si conclude con banalità: ha fatto tutto questo solo per vendetta.

Ora, l’elemento della vendetta è qui molto abusato, tanto da renderlo una giustificazione troppo semplice e piatta.

Un incredibile elemento che ha alzato esponenzialmente la qualità del film è quello comico: esso vi è, ma è dosato al millimetro. Le battute non sono gratuite o costruite a tavolino come se fosse una sit-com, sono sorrette dall’azione che le contestualizza. Si dimostrano finemente divertenti, schivando così un risultato filmico soffocantemente tragico, ma al contempo non ridicolizzano la situazione che comunque di per sé è assai seria.

Tutto questo rende la trama articolata molto fluida e leggibile, mantenendo sempre alta l’attenzione del pubblico con un ritmo narrativo che raggiunge la perfezione nel sapiente uso di pause, momenti piani e azione dinamica. Un colpo di scena dietro l’altro: si conclude un episodio e ne ricomincia un altro, che sia esso fatto solo di dialoghi indispensabili o combattimenti sensazionali, ma senza mai sfiancare lo spettatore.

L’errore più inaccettabile del film è probabilmente Peter Parker. Notare bene: non Spiderman, ma il secchione sfigato. La sua entrata in scena è del tutto forzata e incongruente (letteralmente “a caso”); il suo doppiaggio è fastidioso e sua zia May del tutto assurda (sembra più Mary Jane). Invece il giovanissimo interprete Tom Holland non è adatto: non ha la giusta presenza fisica per “l’arrampica-muri”, né la faccia da teenager problematico. Il costume è di gomma: terrificante e irreale! L’unica cosa che è stata centrata in pieno è il personaggio di Spiderman in sé: la sua essenza di chiacchierone irriverente ma simpatico è assolutamente perfetta e azzeccata!

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