PPZ – Pride+Prejudice+Zombies (2016): Recensione

Recensione film PPZ – Pride+Prejudice+Zombies di Burr Steers. Con Lily James, Sam Riley, Jack Huston. Horro, M2 Pictures uscita 4 febbraio 2016

VOTO MALATI DI CINEMA (6 / 10)

A fare da padrone è la contrapposizione tra l’inviolabile romanticismo galante dei salottini e la cruenta brutalità di zombi mangia-cervella.

L’elemento più caratteristico e interessante – ovvero gli zombi – diventa solo un contorno marginale della storia romantica di base e che sconvolge solo la routine delle sorelle Bennet pensata dalla scrittrice inglese.

Tuttavia, il solo fatto di voler inserire questo elemento horror giustifica la graditissima scelta di un’atmosfera e uno stile molto steampunk, sopratutto nell’abbigliamento (anche se un po’ futuristico), ad esempio, di Mr. Darcy (Sam Riley On the road e Maleficent), ovvero colui che deve superare l’orgoglio per dichiarare i suoi sentimenti alla protagonista Elizabeth Lizzy Bennet (Lily JamesCenerentola, dopo le mancate scelte di Natalie Portman e Lily Collins).
I due attori mostrano grande complicità e spontaneità nella recitazione, rendendo la combinazione di romantici dialoghi letterari e dell’azione adrenalinica del combattimento assurdamente naturali e perfetti, con un risultato assolutamente piacevole e spesso anche divertente.

L’ironia non manca, infatti, e sopratutto grazie all’undicesimo dottore della serie Doctor Who Matt Smith che i toni foschi e ansiogeni dell’imminente fine dell’umanità vengono smorzati con la sua esilarante e simpaticissima interpretazione dello sfigato cugino che nessuno vuole sposare.

Ma l’attenzione rimane tutta sulla coppia protagonista, che si dimostra più che all’altezza e più che adatta per i ruoli: lei con la sua forza e fascino, lui con il suo atteggiamento orgoglioso, distaccato e involontariamente attraente.

E fin qui la novità allora dov’è? Guardando il film sembra che tutti, dalla regia e personaggi e alla sceneggiatura (sopratutto), si siano dimenticati che c’è un’invasione zombi in corso!
Questi infatti sono quasi del tutto assenti per come invece ci erano stati presentati e, cosa più importante, non sono credibili: non incutono la paura e tensione necessaria per tenere sulle spine lo spettatore, perché si dimostrano fin troppo ragionevoli, pazienti e non bramosi di cervella, tanto che, a parte il loro aspetto disgustoso, non diresti che stai parlando con un morto-vivente cannibale.

Gli errori più gravi sono però al livello di sceneggiatura: troppi elementi e personaggi vengono presentati e poi lasciati cadere senza una conclusione; troppi vuoti e troppe domande irrisolte in un tentativo fallito di creare qualche momento investigativo.

In conclusione si presenta come un’opera godibile, piacevole e che sicuramente non vuole pretendere troppo né rischiare osando.

 

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