The Danish Girl (2015): Recensione

The Danish Girl (2015)
Recensione del film The Danish Girl di Tom Hooper. Con Eddie Redmayne, Amber Heard, Alicia Vikander

VOTO MALATI DI CINEMA (7,5 / 10)

Tom Hooper ha uno stile tutto suo di raccontare situazioni delicate, riuscendo a giocare sui tabù del cinema e della società rendendo indispensabili, e soprattutto necessarie per il pieno e completo sviluppo della storia, anche le scene più discutibili, con un risultato di coinvolgimento emotivo da manuale.

Tuttavia affronta tutto questo con una raffinatezza aristocratica che invade ogni inquadratura del film e che è impossibile non percepire. La cura maniacale dei costumi, delle scenografie organizzate come quadri artistici, dei colori molto definiti e luminosi anche i più freddi: ogni elemento che entra in campo deve essere in perfetta armonia con il resto che lo circonda. Per questo motivo anche i personaggi sono scelti e caratterizzati spesso da un livello sociale sicuramente non popolare, ma assolutamente raffinati.

Mantiene la lancetta della qualità produttiva sempre davvero molto alta e l’occhio non può che giovarne visivamente. Il regista arricchisce di esagerata bellezza ogni immagine al fine di rendere le scene più “particolari” meno sconvolgenti e più innocue possibili.

Oltre ai volti molto esplicativi dei protagonisti, il regista non risparmia neanche le scene che necessitano della vista dei corpi, e soprattutto dei corpi nudi. Egli riesce a mostrarli con incredibile naturalezza e in un modo tale che non è sconvolgente, anzi, è utile per capire meglio la situazione che i personaggi stanno vivendo.

Anche queste immagini appaiano pulite e armoniche, quasi costruite con finzione, addirittura, per la loro impeccabile fotogenicità con l’obbiettivo. C’è da dire, però, che in una storia di mutamento sostanzialmente fisico (nonché ovviamente spirituale) si è dato troppo campo libero ai volti e non alle figure intere.

Eddie Redmayne è assolutamente perfetto per la parte e le inquadrature così strette e ravvicinate sembrano giustificate dalla straordinaria adattabilità alla figura femminile che il viso dell’attore possiede, rispetto al suo corpo ovviamente meno plasmabile

Invece a essere una sorpresa è la co-pratagonista femminile Alicia Vikander (Ex Machina) che dimostra grande pathos, determinazione e fragilità nell’interpretare un ruolo così difficile come è quello di una moglie che deve accettare il cambio di sesso del proprio marito. Bella, naturale e forte, ma al tempo stesso trasmette un’instabilità emotiva molto sentita anche più di quella della “ragazza danese”. Questo perché il cambiamento e sconvolgimento che deve vivere lei raggiunge corde più vicine alla nostra realtà (tenendo sempre in considerazione la particolarità della vicenda tratta), con un eccelso effetto di immedesimazione da parte del pubblico.

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