Creed II (2018): Recensione

Creed II, recensione del film diretto da Steven Caple jr. con Michael B. Jordan, Sylvester Stallone e Dolph Lundgren. Nelle sale italiane dal 24 gennaio 2019

VOTO MALATI DI CINEMA (7,5 / 10)

Parlare di Rocky e di Creed personalmente è un’emozione unica, non solo da amante della saga, quanto per una vera e propria adorazione nei confronti di Sylvester Stallone e del personaggio Rocky Balboa.
Andrò diretto, oltre l’amore per l’ “Universo Rocky” giudicando l’operato tecnico ed emotivo di questo secondo capitolo con protagonista Adonis Creed (Michael B. Jordan), figlio di Apollo, morto nel famosissimo Rocky IV per mano del pugile sovietico Ivan Drago (Dolph Lundgren).

Nel primo Creed (2015) abbiamo lasciato Adonis in rampa di lancio a livello sportivo, ormai consapevole di poter ambire alla cintura di campione del mondo attorniato dall’amore di Bianca (Tessa Thompson) e dall’affetto di Rocky (Sylvester Stallone).
Ciò che rende Creed II un prodotto migliore del già spettacolare Creed è il prepotente ritorno dei fantasmi del passato, l’ennesimo vento gelido dall’Est che porta il nome di Viktor Drago (Florian Munteanu), figlio di Ivan, desideroso di riscatto dopo che il padre è stato battuto da Rocky Balboa trent’anni prima, episodio che ha stroncato la carriera dell’allora giovane Ivan Drago, per di più lasciato dalla moglie Ludmilla Vobet (Brigitte Nielsen) con il piccolo Viktor da accudire.

Il timore che Creed II potesse essere un film di ripescaggio, la classica operazione nostalgica scarna di idee, viene spazzata via immediatamente da una sceneggiatura potente che innesca nello spettatore non solo l’ormai abitudinaria ammirazione per Adonis e Rocky, ma riesce a mettere in mostra il lato umano della famiglia Drago, inserita quasi allo stesso livello del protagonista.
Quanti di noi si sono chiesti che fine avesse fatto Ivan Drago subito dopo il match datato 25 dicembre 1985? Finalmente riceviamo una convincente seppur prevedibile risposta.

Ottima la prova registica di Steven Caple jr. chiamato a girare un lungometraggio di grandissima importanza a stretto contatto con l’esperienza e la supervisione di Stallone.
Tutto funziona per il meglio: ambientazione, musica e dialoghi sono perfettamente incastrati all’interno di una sceneggiatura scritta in maniera impeccabile.

Adonis Creed (Michael B. Jordan) si conferma ormai personaggio con una propria identità. Non è più “il figlio di Apollo Creed”, non è più “il figlioccio di Rocky Balboa” (e qui nella mente ritroviamo il percorso inverso effettuato dal Tommy Gunn di Rocky V), ma intraprende una sua strada professionale e personale che ben si colloca per il proseguo della storia.
Stesso discorso, come detto in precedenza, vale per il personaggio di Viktor Drago (Florian Monteanu), cresciuto nella strada e riluttante all’idea di avviare lo stesso cammino del padre. Viktor è un villain/non villain pienamente presente nella trama a differenza dell’inglese Ricky Conlan (Tony Bellew) del primo Creed e non poteva essere altrimenti. Ci sono addirittura i margini per un ulteriore spin-off riguardante solo ed esclusivamente la famiglia Drago (e personalmente me lo auguro).

Creed II è un romantico mix tra il Rocky III (1982) e il Rocky IV (1985) della saga Stalloniana, punto di arrivo per quanto riguarda il personaggio di Rocky Balboa che lascia in buone mani un testimone tenuto per oltre quarant’anni.
Non vi è ombra di dubbio che Creed diventerà una Trilogia di altissimo livello e, perché no, una saga degna di tale nome.

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