Fleabag (2016): Recensione

Fleabag, recensione delle Serie TV britannica del 2016 prodotta da BBC e Amazon Studios

VOTO MALATI DI CINEMA (7,5 / 10)

Fleabag, donne e sexual humor sotto il cielo di Londra

Uomini sessualmente insicuri, raduni femministi per donne dal passato turbolento, sexhibitions, turpiloquio cesellato dalla tipica e costantemente rimarcata courtesy britannica, un caffè a tema porcellini d’India e una protagonista caricaturale “senza nome”: Fleabag colora i teleschermi di BBC Three con questi e molti, molti altri tratti marcati, irruenti, ambigui e grotteschi, invitandoci a interrogarci sull’immagine della donna “moderna”.

Il suo stesso titolo, Fleabag, traducibile in italiano come “sacco di pulci”, rimanda immediatamente all’immagine controversa e denigrante della protagonista, il surrogato di una New Woman che colleziona fallimenti e prestazioni sessuali occasionali, mentre cerca di tirare avanti un minuscolo caffè, aperto in società con la sua migliore amica, sito nei sobborghi londinesi.

La trama è prettamente inesistente: c’è un nucleo narrativo costruito intorno alla protagonista, che non fa altro che arricchirsi, puntata dopo puntata, di tematiche di una certa importanza, fatte vivere attraverso personaggi dai profili ad un tempo buffi e drammatici. La relazione interpersonale è il grande tema di questa straniante blackhumor comedy articolata in sei episodi da ventisei minuti ciascuno. La mini serie si ispira, infatti, all’omonima opera teatrale dell’autrice ed interprete Pheobe WallerBridge, vincitrice del premio Edinburgh Fringe First Award come drammaturga più promettente. La sua opera, autentica, vivida e reale, attraverso la prorompente forza verbale racconta la tragicomica esperienza di una donna senza apparenti prospettive, né troppi scrupoli, che sceglie di vivere una vita secondo le sue regole, tanto “sue” da renderla, nel risultato, quasi caricaturale. I suoi geniali monologhi rivolti allo spettatore richiamano l’esperienza shakespeariana dell’aside, intervallando costantemente le inquadrature e i tantissimi dialoghi, talmente numerosi da risultare volutamente forzati nel riempire quasi ogni scena.

Significativo è l’episodio in cui la protagonista e sua sorella maggiore trascorrono un week-end in una villa a spese del padre, il quale pensa, grazie a iniziative di questo genere, di alleggerire le figlie del peso della recente morte della madre: lì dovranno rimanere in silenzio per tutto il tempo, meditando, e costringendosi a considerare il valore della parola e della comunicazione. I controversi rapporti tra padre e figlia o tra matrigna e figlie acquisite rimbalzano così tra le scene, mai discrete, di sesso dozzinale, alcolismo time-killing e problemi della vita di tutti i giorni. Numerosissimi i richiami al pregiudizio sociale legato al sesso femminile, di cui né la protagonista, né la sorella o gli altri personaggi rappresentano il modello patriarcale canonico.

Il gioiellino distribuito da Amazon Video passa in rassegna, nei pochi episodi, una sequela di ‘tipi umani’ dalle qualità più assurde, che nell’incontro con la protagonista ne scompaginano certezze ed abitudini. Tra le tante stranezze della nostra “innominata” Fleabag, infatti, emergono parimenti quelle degli altri personaggi, portandoci a riconsiderare il concetto di “normalità”, di “modello” sociale. Un’esperienza teatrale che affonda le sue radici nella stand-up comedy inglese senza scadere nella comicità spicciola, ora graffiando ora solleticando lo humor in una splendida miscela di personaggi che ricordano Bridget Jones e Amélie Poulain, caricate di un onnipresente riferimento sessuale. Una narrazione lucidamente sincera, brillante, diretta.

Un telefilm fresco e disincantato, che porta finalmente sul piccolo schermo la storia femminile che non ci aspetteremmo mai ci venisse raccontata, lasciandoci talora curiosi, talora sorpresi. Un ottimo prodotto ad alta riconoscibilità, che ben si sposa con il mood sofisticato e particolare del catalogo Amazon.

Vai alla barra degli strumenti