Il traditore (2019): Recensione

Il traditore, recensione del film diretto da Marco Bellocchio con Pierfrancesco Favino nel ruolo di Tommaso Buscetta. Uscito nelle sale italiane il 23 maggio 2019

VOTO MALATI DI CINEMA 7.5 out of 10 stars (7,5 / 10)

La storia è quella di Tommaso Buscetta, tra i primi pentiti di mafia che “grazie” alle sue rivelazioni ha aiutato il Giudice Giovanni Falcone a comprendere l’organizzazione criminale e ad istituire il maxi processo a Cosa Nostra. Il film inizia con una “festa” mafiosa in cui le due più potenti famiglie si contendono il monopolio dello spaccio della droga. In atto vi è una vera e propria guerra. Buscetta avverte il pericolo decidendo così di emigrare in Brasile, dove verrà fermato per traffico di droga e di conseguenza sarà estradato in Italia ed arrestato, scegliendo quindi di collaborare con il giudice Giovanni Falcone. Per il codice dei “valori” mafiosi ciò costituisce un tradimento e quindi una condanna a morte. Grazie alle sue dichiarazioni fu istituito il processo con 475 imputati.
Ciò decimò la mafia, la quale rispose con l’attentato di Falcone (e poi quello di Borsellino, non presente nel film).

Le riflessioni che mi ha suscitato questo film sono molteplici, prima di descrivere le implicazioni più psicologiche vorrei soffermarmi su alcuni aspetti. Diciamo che quando sono uscito dal cinema mi sentivo un po’ deluso, ma poi ho cambiato idea.

L’interpretazione di Pierfrancesco Favino è stupefacente ed al contempo grottesca nel rappresentare un “ecomostro” come un uomo di mafia. L’attore diventa letteralmente Tommaso Buscetta (credo che abbia preso 10 Kg per fare il film).
Mi viene da fare un paragone con un altro film italiano: “Sulla mia Pelle” in cui l’attore diventa Stefano Cucchi (infatti si confonde la dichiarazione reale da quella cinematografica). Credo che in maniera differente Favino diventi “sulla sua pelle” Buscetta (un uomo di panza, un uomo che dice “ti ricordi le scopate che ci facevamo all’Ucciardone?”).

Al fianco di Favino abbiamo un altro personaggio “ecomostruoso”: Totuccio Contorno (interpretato da un magnifico Luigi Lo Cascio). Egli, a differenza di Buscetta che parla più lingue, non sa esprimersi in italiano, parla solo in dialetto (“lo dice davanti ai giudici durante il processo, i quali non riescono a comprendere cosa dice”).
È un personaggio non capace di tradire, parla solo il siciliano, rimane fedele a dei valori mafiosi. Vuole uccidere Riina utilizzando lo stesso strumento di cosa nostra. Al contrario, Buscetta sa parlare più lingue e sovverte il sistema proprio con la parola, facendo dei nomi. Buscetta parla, mentre i mafiosi che si rifiutano di conversare sono fedeli al silenzio. Come recitava un grande psicoanalista, Lacan, o provo a parafrasarlo, “nel momento in cui esprimiamo qualcosa con la parola tradiamo quello che sentiamo.”

Buscetta tradisce perché è in grado di esprimersi, ma per far questo necessità di una figura paterna; il giudice Falcone rappresenta quel nome del padre che permette l’espressione della parola. Rappresenta quel contenitore che dà senso e significato alle parole del pentito. Emblematica è la frase che dice Buscetta a Falcone: “a questo punto dobbiamo decidere solo una cosa: chi deve morire prima, io o lei”. Buscetta è consapevole che “parlare” significa “morire”, ed è altrettanto consapevole che uno dei due morirà. Sarà Falcone la vittima, il quale dirà “ho più paura dello Stato che della mafia”. In questo gioco di tradimenti è Falcone a sentirsi tradito dallo Stato, abbandonato dallo Stato. Falcone è un eroe poiché si fa portatore e custode di valori di giustizia. Il paradosso è che anche Buscetta nel film diventa un eroe perché tradisce attraverso la parola la vecchia Legge disumana mafiosa. Il suo tradimento lo conduce ad essere annoverato tra gli eroi. La figura di Buscetta, nel film è ridimensiona nell’incontro con Andreotti, poiché a quel punto non gli basta tradire per essere un eroe, dovrebbe parlare un altro linguaggio che non possiede. Infatti anche il finale della pellicola rappresenta un Buscetta comunque radicato all’interno di alcuni valori.

Una rappresentazione totalmente diversa degli uomini di mafia è quella che vi è in Gomorra. Ciro l’immortale diventa un eroe proprio perché è fedele ai valori camorristici, invece Tommaso Buscetta diventa un eroe proprio perché li tradisce.

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