Cena con delitto (2019): Recensione

Cena con delitto – Knives Out, recensione del film diretto da Rian Johnson. Uscito nelle sale italiane il 5 dicembre 2019

VOTO MALATI DI CINEMA 8 out of 10 stars (8 / 10)

Immagino già che molti di voi non stiano più nella pelle per un film del genere.
E fate bene ad esserlo.
È a tutti gli effetti un giallo sotto forma di film, con un cast grandioso, e diretto da dio.
Cena con delitto – Knives Out, scritto e diretto da Rian Johnson (Looper, Star Wars – Gli ultimi Jedi, Brick – Dose mortale), si posiziona di petto in fuori sul grande schermo, forte di un lavoro tanto maniacale che anche i più piccoli dettagli non sono abbastanza piccoli.

Non ci penso neanche a raccontarvi, nemmeno a grandi linee, la storia. Sarebbe un peccato.
Mi limiterò a raccontarvi la prima manciata di minuti della pellicola.
Harlan Thrombey, interpretato da Christopher Plummer, è un facoltoso scrittore che ha appena festeggiato il suo 85esimo compleanno con la propria famiglia.
La sua famiglia è composta, tra figli e nipoti, da Ransom, Linda, Walt, Richard, Joni, Meg, Jacob e Donna Thrombey, rispettivamente interpretati da Chris Evans, Jamie Lee Curtis, Michael Shannon, Don Johnson, Toni Collette (Little Miss Sunshine, About a Boy – Un ragazzo, xXx – Il ritorno di Xander Cage), Katherine Langfold (Tuo, Simon, Tredici), Jaeden Martell (It e It – Capitolo due, The Lodge) e Riki Lindhome (L’ultima casa a sinistra, La ragazza del mio migliore amico, Changeling).
Marta Cabrera – interpretata da Ana de Armas – invece, è la badante di Harlan.
Subito dopo i festeggiamenti, Harlan muore. Si pensa sia stato un suicidio.
Spetterà al brillante investigatore privato Benoit Blanc – interpretato da Daniel Craig – e al tenente poliziotto Elliott – interpretato da LaKeith Stanfield (Sorry to Bother You, Selma – La strada per la libertà, BoJack Horseman) – scovare la verità.

Non capirò mai come un attore pesantemente caratterista sia finito a fare – forse il migliore – James Bond;
Daniel Craig è brillante in quest’opera, peccato che il doppiaggio in Italiano – di Francesco Prando (Matthew McConaughey, Guy Pierce, Vince Vaughn) – seppur buono, non rende l’accento che Craig ha sviluppato per Benoit; Una sorta di mix tra Texano e dell’Illinois.
Anche Ana de Armas è fantastica in questo film; è riuscita a non falsare mai la sua interpretazione, nemmeno in scene poco “impegnate”.
Michael Shannon, come al solito, lo fa sembrare facile.
Stesso dicasi per tutto il resto del cast, che anche per gli attori che hanno ricevuto meno tempo scenico, sono tutti risultati veramente abili, convincenti e caratterizzati – quest’utimo fattore in particolare, è fondamentale per il genere che tratta questa pellicola.
Peccato non aver visto di più Christopher Plummer e Lakeith Stanfield.

Regia e sceneggiatura di Johnson sono studiatissime.
Ci sono delle sequenze veramente magnifiche, unite da uno studio dei dettagli veramente da pazzi scatenati; anche ai più attenti di voi sfuggiranno parecchi dettagli fondamentali.
La sceneggiatura è strapiena di dialoghi, cosa che molto spesso porta alla noia, per via dell’inutilità della maggior parte di essi, ma Johnson si è distinto; quantità, qualità e originalità, dall’inizio, fino alla fine del film.
Apprezzerete molto la Cinematografia di Steve Yedlin (Looper, Star Wars – Gli ultimi Jedi, Brick – Dose mortale), che si sposa perfettamente con il mood del film, ma soprattutto apprezzerete le perfette color palette, che unite ai toni scuri e al perfetto Production Design di David Crank (The Master, Il petroliere, Vizio di forma) contribuiscono a creare quello che è la definizione di Cinematografia del genere giallo.

Le uniche note negative sono la colonna sonora di Nathan Johnson (La regola del gioco, Don Jon, Looper), che è poco stimolante, e anche il fatto che ogni tanto la pellicola cade nella fretta, senza approfondire di più alcune scene.

Per gli amanti del genere, questo deve essere posizionato in cima alla vostra Watch List.
Come avrete notato ho tralasciato la parola Thriller per tutta la recensione, e l’ho fatto per un motivo:

Chiamarlo semplicemente Thriller, è riduttivo.

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