Apocalypto (2006): Recensione

Apocalypto, recensione del film diretto, co-sceneggiato e co-prodotto da Mel Gibson. Uscito nelle sale italiane il 5 gennaio 2007

VOTO MALATI DI CINEMA 8 out of 10 stars (8 / 10)

Nella penisola messicana dello Yucatán, in una data non ben definita, un piccolo villaggio Maya viene attaccato. Zampa di Giaguaro, in un cruento viaggio, attraverserà la giungla e i suoi paesaggi mozzafiato, combattendone però le molteplici insidie.

Il film è interpretato da attori con origini native americane, attori messicani semi-conosciuti e comparse autoctone della zona. È interamente recitato nella lingua maya yucateca, che è la lingua parlata in quella regione. Questa deriva dalla lingua effettivamente parlata dai Maya, ma, ovviamente, con i secoli si è trasformata risultando ora una lingua molto diversa. Alcuni interpreti, come l’attore di Zampa di Giaguaro hanno dovuto imparare la lingua durante la fase di preparazione del film. Questa caratteristica era già stata portata avanti dal regista ne La passione di Cristo, dove vengono utilizzate diverse lingue antiche. Infatti, Mel Gibson inserisce spesso nei suoi film tradizioni e caratteristiche dei popoli che racconta. In una scena si può osservare un singolare metodo di sutura che consiste nel far azzannare i lembi di una ferita da formiche dotate di mandibole particolari, che poi vengono decapitate. Questa era un’usanza tipica di diverse popolazioni indigene delle Americhe. Il film è a tratti corale, come l’inizio dove viene data molta importanza al villaggio e ai suoi vari componenti con i quali lo spettatore in poco tempo riesce a legare emotivamente. Infine, la giungla è uno dei personaggi più importanti che verso la fine sembra possedere Zampa di Giaguaro e attraverso di lui proteggere i suoi abitanti.

All’interno del film, i Maya sono stati rappresentati attraverso l’unione di elementi propri della loro civiltà e di quella Azteca. In risposta ad alcune critiche, secondo cui non sono rimaste tracce di una tale violenza da parte dei Maya, Mel Gibson ha precisato che, proprio le loro alte conoscenze di astrologia e scienza, lo hanno portato a scegliere questo popolo in modo da far risaltare all’estremo la violenza di determinate tradizioni.

Il film cerca di motivare il declino di un popolo così sviluppato e avanzato che in pochi anni si è disgregato e scomparso; il consumismo, la schiavitù dilagante e la corruzione politica, evidenziata dai sacerdoti che si servono delle loro conoscenze astrologiche per manipolare il popolo, ne sono un esempio. Ma anche il paesaggio è malato e distrutto, gli alberi sono tutti stati tagliati e ovunque ci sono cave minerarie da cui si vedono uomini estrarre il materiale per creare la calce, con la quale anticamente si rivestivano gli edifici. È stato calcolato che per creare una tonnellata di calce fosse necessario disboscare l’equivalente di cinque tonnellate di legname; il degrado ambientale secoli fa, come ora, era un pericolo concreto.

“Una grande civiltà viene conquistata dall’esterno solo quando si è distrutta dall’interno”

Il film ha riscosso tre nomination agli Oscar per miglior sonoro, miglior montaggio sonoro e per miglior trucco ad Aldo Signoretti e Vittorio Sodano. Già nel 2001 Aldo Signoretti aveva ricevuto una nomination per Moulin Rouge! e, anni dopo Apocalypto, i due, di nuovo insieme, ricevono una nomination per Il divo di Paolo Sorrentino.

Apocalypto ha ricevuto una critica contrastante ed ha sollevato un gran dibattito in cui sono intervenuti molti esperti di civiltà precolombiane. Il villaggio di Zampa di Giaguaro è un agglomerato di capanne quando in realtà le case avevano già fondamenta di pietra e ad ognuna corrispondevano specifiche aree destinate alla coltivazione di piante; infatti la selvaggina era un bene di lusso e gli abitanti dei villaggi erano prevalentemente agricoltori. È
impossibile, inoltre, che il protagonista e il suo villaggio non fossero a conoscenza dell’esistenza delle grandi città dei Maya. Ma ciò che viene maggiormente contestato è che non menziona in alcun modo il grande livello di civiltà raggiunto dai Maya: infatti i grandi edifici venivano costruiti da uomini liberi per una sorta di “dovere civico” oppure come forma di pagamento delle tasse vigenti. Anche i sacrifici dei Maya erano un atto molto personale e dopo la morte, le ossa delle vittime erano conservate da coloro che avevano compiuto il rituale; le vittime erano re e appartenenti alla élite delle fazioni politiche opposte e dei popoli sottomessi.

Il film certamente non è né un film storico né un documentario ma semplicemente colloca una storia di inseguimento in un mondo esotico. Un mondo del genere permette al regista di giocare su caratterizzazioni impalpabili quali la personificazione della giungla e gli oracoli che si susseguono. Questo porta ad un mondo oscuro all’interno del quale la violenza rappresentata non sfora mai nel gore perché è quello che ci si aspetta vivendo l’ambientazione che ci viene proposta. Ho molto apprezzato come si cerca di rappresentare la fine di un impero con piccoli suggerimenti sparsi che terminano con lo sbarco dei veri nemici che noi sappiamo devasteranno l’intero continente. Infatti, usciti dagli alberi e finalmente su una spiaggia, vediamo il vero orrore venirci incontro e, riconosciutolo, fuggiamo verso l’interno della giungla.

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