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La paranza dei bambini (2019): Recensione

La paranza dei bambini, recensione del film diretto da Claudio Giovannesi. Uscito nelle sale il 13 febbraio 2019

VOTO MALATI DI CINEMA 8 out of 10 stars (8 / 10)

La paranza dei bambini è il film è tratto dall’omonimo libro. Roberto Saviano afferma che la paranza è il nome di quelle barche che cacciano i pesci piccoli ingannandoli con la luce. Ovviamente la metafora risulta evidente: questi pesci, piccoli e di poco conto, buoni soltanto per una frittura, sono paragonabili a quei ragazzini napoletani che accecati dalla smania di soldi, potere e successo, insomma ingannati da quella luce, intontiti da quella vana gloria, cedono alle lusinghe del potere. E capita sovente i questi contesti che per conquistare il potere che per mantenerlo occorre sporcarsi le mani. Il crimine organizzato non lascia spazio né ai sentimenti né alla giovinezza. Insomma la distinzione tra mondo degli adulti e mondo dei bambini non ha senso in quel mondo…

Un gruppo di ragazzi “inseparabili” Nicola, Tyson, Biscottino, Lollipop O’Russ e Briatò partono alla conquista di una “piazza” di Napoli, il Rione Sanità, sfruttando un momento di transizione. Il vecchio Boss è più debole, finendo in arresto e quindi proponendosi loro come capo di quella zona. Questi bambini iniziano a scoprire la droga, le armi, i soldi, il potere ed un senso di onnipotenza che tutto ciò può dare. Lo sviluppo della trama avviene attraverso una escalation di situazioni al limite tra la vita e la morte in cui lo spazio ai sentimenti e alle relazione amicali sembra essere in secondo piano. L’ingenuità con cui viene vissuta la relazione amorosa tra il capobanda e la sua fidanzata si contrappone alle regole della Camorra. Nel finale del film si comprende quanto l’innocenza non esiste e quanto queste regole siano così maledettamente complicate. Il mondo descritto da Saviano ne La paranza dei bambini è un mondo in cui tutto brucia senza ardere, in cui tutto diventa cenere perché quel mondo va in fiamme e consuma velocemente ogni cosa. Un’innocenza perduta non perché il bambino è entrato nel mondo degli adulti, ma perché questi bambini non hanno avuto la possibilità di esserlo.

Una riflessione sul concetto di innocenza in psicologia

A tal proposito, dal punto di vista psicologico, la prima cosa perduta e diventata cenere è appunto l’innocenza. Il concetto di innocenza è centrale all’interno della riflessione psicoanalitica scorsa. Un aspetto fondamentale è che essa si contrappone alla colpevolezza. Caratteristica specifica della “malattia mentale”, soprattutto quella più grave (chiamiamola schizofrenia) è che il soggetto si sente innocente, non colpevole. Può affermare di essere malato, ma comunque innocente, e che la malattia è qualcosa che proviene da fuori di cui non si sente responsabile. Il meccanismo psicologico in questo caso si chiama proiezione. Le colpa è fuori da me ed io sono innocente anche se sono malato.
Nei protagonisti de La paranza dei bambini il messaggio è totalmente sovvertito. Loro non si sentono né colpevoli e né innocenti, il sistema all’interno del quale sono inseriti trascende le categorie morali di bene e male. Esiste un unico sistema (e quando si è dentro non esiste il fuori. L’etica, e quindi le nozioni di innocenza e colpa per come le intendiamo noi non esistono, all’interno del “sistema camorra” assume delle regole differenti e utilizza un codice morale che sovverte le nozioni di colpa e di innocenza. Questi ragazzi che uccidono, che parlano come dei boss possono essere considerati dei bambini? I valori per comprendere le loro azioni possono essere quelli che noi usiamo per comprendere la società civile?

Un noto filosofo, Hegel, affermava che tutto ciò che è reale è razionale e tutto ciò che è razionale è reale. Questa frase, in estrema sintesi, significa che per entrare a far parte della società civile ci dobbiamo fornire di un apparato razionale per prenderne parte (e quindi adottiamo la nostra morale). Invece per entrare all’interno di un sistema criminale non vige la ragione, ma una feroce e sanguinosa pulsione di morte che non lascia alcuno spazio all’innocenza o alla colpevolezza. Infatti le categorie esistenziali a cui fanno riferimento i protagonisti del film sono due: “chi è o’ bbbuono” e chi è “o’ malamente”. Una logica dicotomica in cui la pulsione di morte regna in casa propria. In cui non esiste un fuori, un altro oltre questo sistema.
Questi ragazzi sono sicuramente delle vittime di un sistema più grande di loro che li “pesca” come dei pesci da friggere e loro adempiono a loro compito quello di essere la paranza dei bambini… bambini non più bambini e adulti non ancora adulti.

Il film è sicuramente di notevole fattura ed il regista (Claudio Giovannesi) non racconta il solito film sulla camorra e sullo sfruttamento dei bambini, ma qualcosa di diverso. Infatti affonda le sue radici nella migliore tradizione dei crime movie di Scorsese e De Palma calandolo nel contesto napoletano cui la cronaca ci descrive le tragiche vicende. Un bel film da vedere.