Le onde del destino (1996): Recensione

Le onde del destino, recensione del film diretto da Lars von Trier con protagonista Emily Watson. Uscito nelle sale italiane l’11 ottobre 1996

VOTO MALATI DI CINEMA 7.5 out of 10 stars (7,5 / 10)

Quando preparavo l’esame di Storia del Cinema, materia a scelta nel mio corso di studi, mi colpì molto il titolo di un film che non conoscevo di Lars von Trier, autore a me già noto e apprezzato per film come Nymphomaniac (vol. 1 e vol. 2), Antichrist, Dogville e per lo straordinario ultimo suo lavoro, La casa di Jack. Spesso quando mi approccio ad un autore, mi pongo la domanda che il mio professore di Scritture per il cinema mi ha suggerito di tenere sempre a mente, e cioè: “Cosa pensa il regista dell’essere umano?”. Rispondere a questa domanda, nel caso di Lars von Trier, risulta alquanto difficile.
Tuttavia mi sono ricordata di una sua recente intervista, a proposito del suo nuovo lavoro cinematografico (The House that Jack Built, appunto), in cui affermava che il suo scopo è rappresentare tutto ciò che l’essere umano è capace di pensare. Ebbene, nel film Le onde del destino (1996) ho potuto trovare un assaggio del senso antropologico che l’autore vuole dare ai suoi film, e che esplode parecchio negli ultimi film. Qui abbiamo invece la rappresentazione di un animo umano ingenuo, puro, ma già pervaso da quelle pulsioni dionisiache che lasciano intravedere la Joe di Nymphomaniac, ricadendo nel principio dichiarato dalla volpe che appare in Antichrist (“il caos regna”).

Bess (Emily Watson), la protagonista di Breaking the Waves, si mostra come una docile giovane donna scozzese, devota e cristiana, che esplora la sessualità e la vita matrimoniale con una tale limpidezza d’animo da mettere in discussione ogni sua azione direttamente col Creatore, con la quale intrattiene dei dia/monologhi. L’unione con Jan, l’operaio forestiero della piattaforma petrolifera, porta la giovane Bess a vivere l’amore con strazio quando questo riparte, e specialmente quando a causa di in un incedente sul posto di lavoro, rimane gravemente paralizzato e incapace di soddisfare la moglie sessualmente. Ed è questo sottile dettaglio che scatena una particolare richiesta da parte del marito, che ometterò perché penso che sia l’esempio lampante della dichiarazione dell’autore citata prima (“mettere in scena tutto ciò che l’uomo può arrivare a pensare”), dunque non voglio svelarlo direttamente al futuro spettatore. Ci sono però dei particolari che mi hanno davvero meravigliata di questo film: in primis, il paesaggio. Le onde si infrangono sulla costa, ricreando scenari che riportano alla mente Friedrich col suo Viandante sul mare di nebbia. I lunghi sentieri in mezzo alle colline percorsi controvento con la bicicletta fino alla cabina telefonica dove Bess si reca per sentire la voce del marito lontano, sembrano dirci quanto sarà difficile questa storia d’amore, destinata a scontrarsi con una comunità religiosa ostracista e bigotta. È “rompendo le onde” che l’amore dei due personaggi, seppur apparentemente sconfitto, trionferà altisonante. L’assenza della colonna sonora, in pieno stile Dogma 95, prende senso proprio nel finale del film, a cui si ricollega l’inizio, chiudendo questa Ringkomposition come un anello d’oro nuziale.

Il film è disponibile su Prime Video per gli abbonati ad Amazon Prime.

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