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L’ottava nota (2014): Recensione

L’ottava nota, recensione del film diretto da François Girard con Dustin Hoffman e Kathy Bates. Uscito in Italia direttamente nel mercato Home Video il 5 dicembre 2016

VOTO MALATI DI CINEMA 7 out of 10 stars (7 / 10)

Siamo in un collegio maschile, dove insegnanti esigenti e severi dirigono un coro di voci bianche, il coro più importante degli Stati Uniti.

E svolgono il loro lavoro con successo, riscuotendo premi e successi in giro per tutto il Paese.

Riescono coscienziosamente e saggiamente ad individuare i talenti da coltivare.

Un lavoro svolto con tutta l’attenzione e la cura necessari, attenti a proteggere, salvaguardare e curare quel prezioso dono, intenti a custodire quella rarità con tutta la dedizione che questo compito merita e richiede, come fosse una pietra preziosa bisognosa di essere racchiusa per essere protetta dal coriaceo, marmoreo guscio della conchiglia affinché l’involucro che custodisce questo gioiello risulti maggiormente resistente e protettivo.

(Forse troppo protettivo e quasi soffocante?)

E anche agli allievi viene trasmesso tutto questo amore, questa passione per il canto, insieme ovviamente all’invito ad adottare tutti gli accorgimenti utili a salvaguardare e preservare questo dono.

Il film è un dolce e delicato invito alla riflessione, ci sprona e ci invita a riflettere sulla necessità di custodire e coltivare gelosamente come gemme preziose le nostre risorse, poiché, dopo averle scoperte, abbiamo quasi l’obbligo, l’onere, di coltivarle fino a quando possibile, senza lasciarle scorrere passivamente, invano, non perché poi andranno perse, perché poi ce ne saranno delle altre, nuove, diverse, ed ognuna di esse sarà una nuova occasione da vivere appieno, come una preziosa opportunità, come un raro e bellissimo fiore che prima o poi appassirà, sappiamo già in partenza non sarà eterno, avendo un tempo limitato di vita, però non per questo sarà meno bello o meno intenso l’amore provato per questo fiore, anzi proprio per questo sarà apprezzato ancora di più.

Dustin Hoffman, il direttore del coro, inviterà così i suoi allievi a sfruttare questo prezioso dono che hanno (la voce bianca per l’appunto) fino a quando sarà loro possibile, prima che sia troppo tardi, e li aiuterà anche a riflettere sulla temporaneità di quel dono, dal momento che è una caratteristica limitata nel tempo – con l’arrivo della pubertà, la quale comporta un’inevitabile cambiamento nella voce, questo dono potrà andare perso, ma potranno poi trovare, scoprire e coltivare altre passioni.

Viene quindi fornito ai ragazzi un accompagnamento alla scoperta di tutto un nuovo ventaglio di opportunità con all’interno vari modi per poter declinare questo dono dandogli una nuova forma (magari come cantante d’opera, maestro, ma non solo, anche al di fuori della musica…).

Vi è poi anche da aprire un discorso relativo al distacco: un tema affrontato e sottolineato nel film dal momento del saluto tra il maestro ed il ragazzo protagonista del film, un momento che suona più come un cordiale e caldo arrivederci piuttosto che come un freddo addio, un allontanamento resosi necessario perché ora ha bisogno di qualcun altro che lo aiuti a ricercare qualche altra nuova risorsa, e lo indirizzerà, lo accompagnerà verso questo nuovo orizzonte.

All’interno del film viene affrontato anche il tema della rinascita, sempre e comunque, nonostante le avversità, magari grazie alla scoperta di qualche risorsa nascosta…