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Tenet (2020): Recensione

Tenet, recensione del film diretto da Christopher Nolan con protagonista John David Washington. Uscito nelle sale italiane il 26 agosto 2020

VOTO MALATI DI CINEMA 7 out of 10 stars (7 / 10)

Probabilmente tra gli appassionati di Cinema sono l’unico a cui è piaciuto Tenet, ma va bene così.
Christopher Nolan, a questo giro, ha deciso di andare all-in sulla spettacolarità delle sequenze e la trama della pellicola, mettendo più o meno tutto il resto in secondo piano.

La storia è molto semplice: c’è un cattivo russo (Kenneth Branagh) che vuole distruggere il mondo, un agente segreto (John David Washington) ingaggiato da un’organizzazione che deve fermarlo, e c’è una povera donna indifesa di mezzo – interpretata da Elizabeth Debicki (Il grande Gatsby, Guardiani della Galassia Vol. 2)… e poi c’è Robert Pattinson a fare da spalla al protagonista (di nome e di fatto).
Sì, lo so. Siamo partiti piuttosto maluccio.

Senza fare spoiler è complicato spiegare le problematiche del film.
Immaginate di voler riprendere al contrario un vostro parente mentre mangia un piatto di spaghetti, solo che invece di riprendere in un verso e poi invertire la ripresa, decidete che il vostro spaghetto speciale fa l’opposto di quello che dite, ovvero che per arrotolarlo dovete srotolarlo e per mangiarlo, invece che ingoiarlo, dovete rigurgitarlo.
Ora immaginate se in loop vi mostrassi tutto questo, ma in ordine sparso.
Ecco, più o meno Tenet è così, un concetto e una trama tutto sommato abbastanza semplici, ma rappresentati in maniera così complessa da essere terrificante.
Se ci aggiungiamo anche che i personaggi – pur di mantenerli super misteriosi – non è stata data alcun caratterizzazione, e che il film in generale ha un set-up da far piangere, otteniamo un bella frittata.

Credit: Warner Bros. Pictures

Ma allora perché mi è piaciuto? Semplice; è assolutamente impressionante.
Nonostante sia mostrato in maniera inutilmente complessa, è proprio quello che fornisce il fattore spettacolarità alle sequenze.
Ma anche la colonna sonora – di Ludwig Göransson (Black Panther, The Manalorian) – la cinematografia (di Hoyte Van Hoytema, un fedelissimo di Nolan), il montaggio (Jennifer Lame) e gli stunt; tutti perk di altissimo livello.
La verità è che Nolan, mettendo da parte la componente artistica, ha deciso di focalizzarsi sulla componente cinematica, ovvero fare in modo che queste immagini siano incredibili su uno schermo gigante grigio, e null’altro.
Però attenzione, qui non si parla delle solite cose che vediamo con i soliti film commerciali, perché quest’opera nasce sotto prerogative di ricercatezza, maestranza e complessità seconde a nessuno. Infatti, a mio avviso, credo che chi vedrà questo film in un secondo momento – e quasi sicuramente su schermi di dimensioni “normali” – non ne rimarrà particolarmente entusiasta.

Sulla scia di questo, mi sento di consigliarvi di abbandonare le pretese artistiche a casa, e di raggiungere la sala più vicina e con lo schermo più grande che possiate trovare, prima che lo ritirino dai Cinema. Certe cose vanno vissute, più che capite.

“Don’t try to understand it…. Feel it”