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Nomadland (2020): Recensione

Nomadland, recensione del film diretto da Chloé Zhao con protagonista Frances McDormand. Il film è stato proiettato in anteprima l’11 settembre 2020 alla 77sima Mostra Internazionale d’Arte cinematografica di Venezia

VOTO MALATI DI CINEMA 8.5 out of 10 stars (8,5 / 10)

Nomadland è un adattamento cinematografico dell’omonimo libro scritto da Jessica Bruder e tratta di una realtà differente rispetto l’America stereotipata che tutti conosciamo e che spesso vediamo rappresentata nei film, con città all’avanguardia che illuminano il cielo buio della notte e folle di persone indaffarate che corrono a lavoro. Qui emerge l’altra faccia della stessa medaglia, il racconto di donne, uomini che si distaccano dalla materialità per vivere da nomadi.
Nello specifico vediamo la vita di Fern, il suo percorso e quello di tante altre realtà come la sua.

Portare in un film l’essenza delle piccole cose, la spontaneità e la genuinità non è mai semplice soprattutto nel mondo fittizio del cinema.
Chloé Zhao ci riesce con estrema semplicità facendo raccontare la propria storia ai diretti interessati, non importa non siano attori professionisti come si vede nel suo film precedente The Rider, l’importante è che si trasmetta la verità.
Qui invece di attori ce ne sono solo due: David Strathairn e la grande Frances McDormand, tutti gli altri interpretano il proprio ruolo nella vita e nel film.
Spesso questi ultimi, come afferma la stessa Frances durante una conferenza stampa nella Mostra del cinema a Venezia, nemmeno si rendevano conto si stesse girando e che lei fosse un’attrice infatti il più delle volte erano convinti fosse una nomade, e per assurdo le offrivano dei posti di lavoro in caso ne avesse avuto bisogno.
È dall’essenzialità di questi aspetti che voglio partire per parlare di un film estremamente delicato ed estremamente forte.

Con una ripresa in stile documentaristico vediamo emergere paesaggi americani differenti grazie anche alla bellissima fotografia di Joshua James Richards, accompagnati o da silenzi o dalle leggere note di Ludovico Einaudi.
Da qui ci immergiamo nell’interiorità di un personaggio, una donna che dopo la perdita del marito non trova più una ragione per rimanere lì ferma e abitare da sola in una casa vuota, così comprando un furgoncino con i propri risparmi che decorerà e lo adatterà alle proprie esigenze, parte per non tornare, per vivere senza una meta e sentirsi libera dalla “tirannide del dollaro“, vita così definita da altri nomadi che incontrerà lungo la strada.
Il suo cammino non sarà solo qualcosa di letterale, ma percorreremo assieme a lei la strada della vita, della redenzione, affinché riesca finalmente a riappacificarsi con il passato, con se stessa, la sua famiglia (sua sorella) e con il dolore di una perdita importante.
Lungo questo viaggio lei cercherà di sopravvivere facendo lavori saltuari, non mancheranno momenti bui, momenti difficili, ma anche momenti di aggregazione, di unione con altre persone che vivevano alla giornata e che erano ricche d’animo nonostante la povertà meramente materiale.
Ci si trovava a stretto contatto gli uni con gli altri, attorno un falò, ognuno con la propria storia si creavano legami veri che potevano durare anche tutta la vita.

Frances McDormand in the film NOMADLAND. Photo Courtesy of Searchlight Pictures. © 2020 20th Century Studios All Rights Reserved

Dal film emerge non solo il forte legame tra le persone, ma anche con l’ambiente che li circonda che li porta a provare un sentimento quasi viscerale, emerso ad esempio in una bellissima scena, quasi pittorica, che vede Fern come una “Ophelia” nel quadro di Millais, galleggiare in un ruscello, nella solitudine, ma circondata dalla natura che la culla.
Essere senza una casa non significa essere “homeless” come sostiene Fern, in quanto la parola “home” comprenderebbe gli affetti, l’ambiente familiare, cose che lei ha ancora, ma più che altro si sente una “houseless”, privata quindi del senso materiale della casa.
Fern sarà tentata da David, un uomo con cui avrà un legame di amicizia che potrebbe sfociare in qualcosa di più, a trovare pace nelle mura di una casa che lui le ha offerto ma in cui lei non riesce a inserirsi perché si sente imprigionata, ha bisogno di evadere.

Frances McDormand ha dato prova ancora una volta della sua immensa bravura, della capacità di calzare perfettamente ogni ruolo che risulta convincente anche in questo caso, non solo grazie a se stessa, ma anche alle capacità della regista.
Chloé Zhao con inquadrature di scene brevi e a volte di piani sequenza ci fa immergere nell’essenza delle cose, toccando i sentimenti con un’emotività non stucchevole, ma concreta che arriva dritto al cuore di chi guarda.