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The Purge – La notte del giudizio (2013): Recensione

The Purge – La notte del giudizio, recensione del film scritto e diretto da James DeMonaco, primo della serie su The Purge. Uscito nelle sale britanniche il 31 maggio 2013

VOTO MALATI DI CINEMA 8 out of 10 stars (8 / 10)

Quando ho visto “The Purge”, alias “La notte del giudizio”, nel lontano 2013 non avevo realizzato che mi ero ritrovato davanti un esperimento cinematografico riuscito e ben congegnato. Fui solamente attirato dal bagno di sangue che la trama prometteva senza riflettere troppo sul chi, sul come e sul perché. Mi innamorai sul quando, e su tutto quello che riguardava l’originale trama di questo film che, di fatto, si svolge in una ucronia distopica o realtà parallela, (a seconda dei gusti fumettistici e cinematografici di chi ci segue). Il canovaccio è semplice: una volta l’anno in America, per volere dei nuovi Padri Fondatori, il partito politico che ha condannato l’America ad una moderna dittatura, per far fronte ai problemi della nazione ogni crimine, incluso l’omicidio, non è solo legale ma anche fortemente consigliato. In queste drammatiche ore, ogni servizio (polizia e servizi sanitari) è sospeso fino allo scadere del conto alla rovescia. Da questa premessa, affascinante e intrigante, l’occhio onnisciente del cinema va a strutturare le vite dei protagonisti ed al loro percorso per sopravvivere alla notte mortale.. il successo e l’originalità della pellicola sono stati cosi superiori alle aspettative degli stessi produttori e dei fruitori del film, da garantirne quattro sequel (l’ultimo dovrebbe uscire nel 2021) e la creazione di una serie televisiva composta da più stagioni.

L’attenzione del film non è posata tanto sull’interpretazione, che ovviamente ha un peso non indifferente nel buon andamento di un film, quanto sulla costruzione credibile di un universo in cui queste atrocità sono permesse; e tutto è indirizzato in tal senso. I servizi televisivi, le reazioni delle altre nazioni allo Sfogo, le reazioni degli stessi americani, e non tutto viene detto subito. Il film si lascia abbastanza materiale per sfamare tutti i suoi sequel, nell’impresa di continuare ad espandere la distopia di una nazione in declino, che sopravvive solo perché permette la carneficina degli stessi americani.. a opera di altri americani. Ma, se uno può pensare che la trama possa essere seguita pedissequamente in tutti gli altri film del franchise, verrebbe tacciato di scarsa immaginazione; il sangue continua ad esserci, ovviamente! Come stessa prerogativa di questo genere film, il sangue fa funzionare tutta la carretta, ma viene analizzaoa lo Sfogo da molti e diversi punti di vista, quasi come se rispondessero alle nostre domande da spettatori di questa mattanza. La curiosità, infine, viene sfamata. A suon di sangue e travestimenti allucinanti.

Un successo travolgente e inaspettato, viene da dire. Ma perché, se uno riflette, tutto questo sangue e tutta questa violenza attirano gli spettatori? Come è possibile che una cultura avanzata come quella americana partorisca una auto-critica cosi ben elaborata e nemmeno eccessivamente velata cosi? La risposta, come ha dichiarato James DeMonaco, è appunto nella costruzione di una catarsi cinematografica a beneficio dello spettatore ma che sia il risultato, come scritto, di una critica all’eccessiva facilità con la quale negli Stati Uniti d’America, la popolazione abbia un accesso facilitato alle armi, senza poi eccedere in troppi controlli. La creazione di un film come questo è una risposta logica ai più terribili degli interrogativi: e se l’America preparasse una catarsi fisica ed economica per rimanere come la potenza numero uno del mondo?

La risposta è in questo film. Ma sono considerazioni politiche che si possono fare durante il film, oppure alla fine. Prima dell’inizio sono sconsigliate; in quanto l’unico pensiero dovrebbe essere quello di divertirsi ed assistere ad assassini di massa in preda alla più folle delle sensazioni: essere liberi di essere se stessi, con la sicurezza di non essere puniti. Ringraziando, o maledicendo dipende da chi lo pensa, che sia tutto un film e non la realtà..