Braveheart – Cuore impavido (1995): Recensione


Braveheart – Cuore Impavido, la recensione del film diretto ed interpretato da Mel Gibson, vincitore di 5 primi Oscar, tra cui miglior film e miglior regia. Uscito nelle sale italiane il 1° dicembre 1995

VOTO MALATI DI CINEMA 9 out of 10 stars (9 / 10)

Nel 1995 Mel Gibson torna in cabina di regia dopo “L’uomo senza volto” del 1993 e realizza Braveheart, un kolossal incentrato sulla figura dell’eroe scozzese William Wallace, l’impavido patriota che intorno al 1300 guidò il suo popolo nella rivolta contro l’Inghilterra. Un’opera cinematografica imponente quella di Gibson, che in questo film fa di Wallace la sua seconda pelle e trascina il pubblico in quella che è la sua pellicola da regista più amata e indimenticabile, incastonata nell’incantevole fotografia di John Toll ed accompagnata dalla toccante colonna sonora di James Horner. Un film coinvolgente e suggestivo che racconta, seppur in maniera romanzata, le gloriose gesta dell’impavido condottiero scozzese, sfoggiando non solo la straordinaria performance di Mel Gibson ma anche quella dell’intero cast, composto da attori del calibro di Sophie Marceau, Brendan Gleeson, James Cosmo, Patrick McGoohan e Brian Cox.

“Il tuo cuore è libero, abbi il coraggio di seguirlo William”

Braveheart inizia nell’anno 1280, con la Scozia rimasta senza un sovrano e costretta a subire la crudeltà e l’oppressione del Re d’Inghilterra Edoardo I Plantageneto, intenzionato ad impossessarsi del trono scozzese ad ogni costo, arrivando a tendere imboscate ai nobili scozzesi che se lo contendono e a servirsi del suo spietato esercito per vessare un popolo oramai indifeso. William Wallace trascorre gli anni della sua infanzia in questo clima di sopraffazione, violenza e morte: infatti perde il padre e il fratello in tenera età e viene cresciuto in giro per l’Europa dallo zio Argyle, che gli da un’istruzione insegnandogli il latino ed il francese e, non meno importante, lo prepara a dovere nell’arte della guerra. Ormai adulto, William torna a Lanark e incontra Murron, una ragazza conosciuta quando era solo un bambino e mai dimenticata. I due si innamorano ma sono costretti a sposarsi in segreto a causa dello ius primae noctis, una legge reinstiutia dal tiranno inglese che permette ai nobili inglesi di giacere con le novelle spose durante la prima notte di nozze. Le precauzioni di William non bastano però a proteggere Murron, che viene sgozzata sulla pubblica piazza dopo aver aggredito un soldato di sua maestà che aveva cercato di violentarla. È l’uccisione della sua amata ad accendere in Wallace la furia della ribellione ed in breve tempo viene affiancato dall’intero popolo scozzese nella sua sanguinosa insurrezione in nome della libertà.

“Certo, chi combatte può morire… chi fugge resta vivo, almeno per un po’… Agonizzanti in un letto, fra molti anni da adesso… siete sicuri che non sognerete di barattare tutti i giorni che avrete vissuto a partire da oggi per avere l’occasione, solo un’altra occasione, di tornare qui sul campo, ad urlare ai nostri nemici che possono toglierci la vita, ma non ci toglieranno mai la libertà!”

Mel Gibson manipola la storia grazie alla sceneggiatura di Randall Wallace, e confeziona errori ed inesattezze ad hoc per poter spettacolarizzare Braveheart, un film divenuto una leggenda all’istante ed il simbolo stesso del risveglio della coscienza nazionale scozzese. Una delle pellicole più significative degli anni ’90, quasi tre ore di pathos che pervade ogni singola scena, con ambientazioni mozzafiato, amori spezzati, monologhi trainanti e battaglie incredibili, coreografate da centinaia di comparse reclutate direttamente nell’esercito irlandese e montate ad arte in una sequenza di immagini di primi piani, campi medi e campi lunghi, accompagnati dalle spade che impattano e dalle urla dei soldati, per dare la sensazione di trovarsi direttamente nella mischia con Wallace e i suoi seguaci. Uno degli ultimi kolossal di Hollywood, ricco di scene divenute un’icona del cinema, con la parola “Libertà” che marchia a fuoco lo schermo e le coscienze, urlata in punto di morte dal giusto per trafiggere il tiranno. Un monito potente e perpetuo quello di Braveheart, che appassiona, incita e commuove ad ogni rewatch, una lode al coraggio, un canto alla libertà che perfora il cuore del pubblico con la spada lanciata da Hamish nell’ultima sequenza, rammentandoci che la lotta all’oppressione è un istinto di sopravvivenza che nasce sempre da una cerchia ristretta di uomini valorosi, pronti a sacrificare la propria vita per la salvezza di interi popoli.

“Nell’anno del Signore, 1314, patrioti scozzesi, affamati e soverchiati nel numero, sfidarono il campo di Bannockburn. Si batterono come poeti guerrieri. Si batterono come scozzesi. E si guadagnarono la libertà.”