Brutti, sporchi e cattivi (1976): Recensione

Brutti, sporchi e cattivi. Recensione del film diretto da Ettore Scola nel 1976 con protagonista Nino Manfredi nei panni di Giacinto Mazzatella


Gli anni ’70 non erano solamente i cosiddetti “anni di piombo”, ma soprattutto vedevano tanta povertà e miseria, dove nelle periferie che accerchiano le grandi metropoli il primario obiettivo era quello di mangiare e di provare ad avere una vita più agiata, con metodi onesti e non.
La vicenda ruota intorno a Giacinto Mazzatella (Nino Manfredi), burbero e alcolizzato, originario della Puglia e residente in una delle tante baracche che all’epoca circondavano la Capitale, in questo caso nella zona di Monte Ciocci.
L’uomo possiede un milione di Lire ricevuti anni prima come risarcimento per un incidente e non ne spende nemmeno un centesimo.
E’ imparanoiato dai numerosi parenti che vivono con lui, li odia dal primo all’ultimo, il timore che gli rubino quel malloppo incrementa il rancore tra lui e i familiari, fattore che aumenta la tensione e che spesso sfocia in rabbia e violenza.
Ettore Scola dirige in maniera ineccepibile questo film premiato per la miglior regia al Festival di Cannes.

L’ambientazione è perfetta e rende al meglio l’idea di una borgata sporca fatta di personaggi ancora più sporchi, senza un’etica, ma piena di ira.
Evidente e ancor più sottolineata la mentalità dal punto di vista sessuale, che in quel decennio stava affrontando un aperto cambiamento, estremizzato e in quest’occasione sfruttato da persone senza valori, fatto di tradimenti, stupri e prostituzione omosessuale.
Un’altra palese e forte osservazione mostrata da Scola è la totale mancanza di affetto tra questi personaggi, carichi di invidia e odio, pronti anche ad uccidere se necessario.
Brutti, sporchi e cattivi ci mostra appieno i difetti di quel periodo, con situazioni tragicomiche ampliate all’eccesso dove la modernità e la tecnologia sembra ruotare intorno a quelle baracche povere di denaro e di sentimento.
Nino Manfredi è assolutamente magistrale nel ruolo del protagonista. Nella sua interpretazione possiamo ammirare la potenza recitativa che solo un grande artista come lui è capace di donare.
Un film da 10 in pagella, tanto bello quanto amaro.

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Luigi Tenzi

Sognatore, Vintage, Romano e Romantico a tempo perso. Amante degli anni '80, mi reputo un incoerente futurista che vive di ricordi. Cinema, Musica, Tatuaggi e Sport le passioni più grandi.

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