Solo Dio Perdona (2013): Recensione

Solo Dio Perdona in italiano, film del 2013 diretto da Nicolas Winding Refn con protagonista Ryan Gosling

VOTO MALATI DI CINEMA  (7,5 / 10)

Solo Dio Perdona (titolo originale: Only God Forgivesè la “nona” fatica del regista danese Nicolas Winding Refn. Presentato al Festival di Cannes 2013 ha diviso la critica, tra applausi scroscianti e un forte sottofondo di fischi. Personalmente sto dalla parte dei primi che l’hanno apprezzato e di seguito spiegherò il perché.

La storia parla di Julian (Ryan Gosling), ragazzo statunitense che insieme al fratello gestisce un club di Boxe Thailandese a Bangkok, una copertura per lo spaccio di droga.
Fratelli dai caratteri completamente diversi. Se Julian è un ragazzo silenzioso all’apparenza mite e solitario, lo stesso non si può dire di Billy (Tom Burke), vero gestore dell’“impresa” di famiglia che manda avanti praticamente da solo. Persona violenta e pericolosa, a causa di un’azzardata e sconsiderata serata fatta di sesso con chi non doveva perde la vita per mano di un capo della polizia corrotto e spietato (Vithaya Pansringarm). L’entrata in scena della madre di Julian, Crystal (interpretata da una magistrale Kristin Scott Thomas), segna la svolta decisiva e drammatica della storia. Giunta in Thailandia obbliga il figlio a fare ciò che per lei è considerato giusto, ovvero trovare il responsabile della morte del suo prediletto e favorito ragazzo ed ucciderlo, dando vita cosi a una spirale di vendetta e brutale violenza.

Le mani hanno un ruolo essenziale nel racconto, vengono mostrate in tutti i loro più nascosti significati in molte scene della pellicola e in diversi momenti

Le scene sono caratterizzate dai forti colori, maggiormente con il rosso che spicca sugli altri, in perfetta armonia con la favolosa fotografia.
Chi si aspetta un prodotto simile a Drive è fuori strada (scusate il gioco di parole). Questo è totalmente un film a sé, scava nell’interiorità dei personaggi, specialmente del protagonista, mostrandone tutte le debolezze e mettendone in risalto le difficoltà nel relazionarsi con la gente soprattutto per via del turbolento rapporto con la madre.
Non c’è un buono, il mondo è marcio e malato, ma un piccolo spazio per i sentimenti esce sempre fuori, quella piccola dose di umanità che alcuni hanno che si mescola con l’ingenuità che fa parte della personalità del protagonista.

A chi non è piaciuto questo film consiglio una seconda visione per capirlo meglio e viverlo in maniera più intensa. Per il mio modesto parere si tratta di un capolavoro.
Ottima la colonna sonora affidata a Cliff Martinez.

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