Benvenuti a Marwen (2018): Recensione

Benvenuti a Marwen, recensione del film diretto da Robert Zemeckis con protagonista Steve Carell. Uscito nelle sale italiane il 10 gennaio 2019

VOTO MALATI DI CINEMA 8.5 out of 10 stars (8,5 / 10)

Benvenuti a Marwen racconta la storia di Mark Hogancamp, il quale è vittima di un pestaggio da parte di cinque uomini che lo attaccano e lo picchiano (“fino a fargli dimenticare tutti i ricordi ad uno ad uno” frase che il protagonista ripete più volte nel film) perché sentirono che gli piaceva indossare, quando è ubriaco, le scarpe da donna. Dopo questa violenza, Mark sopravvive ma non avrà più il ricordo della vita precedente alla violenza. Il protagonista era un fumettista-illustratore di talento che la notte dell’8 Aprile del 2000, ubriaco, venne pestato a sangue e quasi ucciso.

L’universo di Mark, dopo la violenza subita, si è ristretto in un villaggio in miniatura prodotto dalla sua mente e dalle sue mani. Questo mondo è fatto di bambole e creature fantastiche che lo abitano. Tali personaggi sono un capitano americano (un vero e proprio eroe) accompagnato da cinque donne che combattono degli ottusi nazisti. Questo mondo di fantasia tiene in vita Mark, ma ovviamente gli impedisce di avere un contatto profondo e “concreto” con il mondo. Il protagonista è completamente risucchiato da questo mondo.

Robert Zemeckis (trilogia Ritorno al Futuro, Forrest Gump) a modo suo romanza in un mix di malinconia, commedia, angoscia e creatività la storia vera di Mark Hogancamp dopo il trauma subito. Quello che colpisce del film sono i personaggi inventati e creati dalla fantasia di Mark, infatti troviamo i soldati di Hitler, c’è un Jeep militare, c’è l’alter ego del protagonista, il capitano Hogie, ci sono accanto delle donne bellissime e diverse, eroine che imbracciano le armi e uccidono i nazisti. Il film è una vera e propria narrazione di Mark, che ne immagina traiettorie, muovendo e portando con sé le bambole e gli accessori. Tanto i cattivi quanto i buoni sono ovviamente delle rielaborazioni di chi lo odia o gli vuole bene nella vita reale. Un mondo fantastico dove il confine tra il bene ed il male è netto: ci sono i buoni ed i cattivi. Nel mondo del protagonista ci sono la paura, la morte, l’angoscia, ma anche il desiderio e la voglia di amare. Il tentativo psicologico è quello di creare un mondo ordinato dopo l’episodio traumatico. Per questo motivo il regista è riuscito nell’intento di fare un personaggio ricco e complesso che assomiglia un po’ al Forrest Gump tanto amato, ma a differenza del personaggio interpretato da Tom Hanks, Mark è traumatizzato, soffre per la propria condizione. Per dirla in termini psico

Il dramma e la dissociazione in psicoanalisi

Da un punto di vista psicologico un evento traumatico genera in qualunque persona una forma di dissociazione. La dissociazione è evidente in Mark. Vi è una netta distinzione tra il mondo reale e quello fantastico, i due mondi sono separati. Inoltre l’evento traumatico genera nel protagonista un’amnesia, Mark non ha più ricordi, non sa più scrivere il suo nome ed è come se perdesse una parte di sé. L’evento traumatico gli “toglie” qualcosa , l’identità e persino i ricordi. Dopo l’evento traumatico Mark non è più Mark. è come se fosse un’altra persona. Ha perso sé stesso, ed è come se la sua mente lo riportasse sempre all’evento traumatico. La mente del protagonista per sopravvivere all’accaduto si ritira in un mondo fantastico in cui il protagonista è un eroe di guerra, coraggioso che riesce a sconfiggere i nazisti. La creazione di questo mondo fantastico di Mark in psichiatria prende il nome di “Delirio organizzato”. Dopo l’evento traumatico in cui il protagonista non riesce a trovare un significato all’accaduto, genera un mondo fantastico in cui può attribuire tutti i significati che desidera. Un mondo in cui i cattivi soccombono e i buoni trionfano. Ma dietro questo mondo fantastico l’angoscia, la commozione e l’empatia per quest’uomo generano nel pubblico un sentimento di catarsi. Lo spettatore coglie la sofferenza del protagonista, proviamo compassione. Per tale ragione il film ha anche una valenza catartica.

Il film descrive molto bene questo meccanismo in cui ad un evento traumatico segue la dissociazione che genera un “delirio”.

Il film a tratti risulta lento, specialmente all’inizio, ma verso la fine e nella pare centrale a tratti commuove poiché è messo in luce quanto il protagonista sia “un uomo che soffre”, un uomo che ha l’unica colpa di essere stato ubriaco e di avere confessato di indossare a volte dei tacchi a delle persone violente che quando verranno condannate si renderanno conto del dolore provocato.

La cura per le persone che subiscono un trauma e quindi anche per Mark consiste nell’integrare e nel mettere assieme il non ricordo al ricordo, il bene e il male..

Benvenuti a Marwen non dimentica di citare più o meno esplicitamene film che hanno fatto la storia, tra cui proprio il Ritorno al Futuro tanto caro a Zemeckis. Da vedere.

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