Ecco perché Netflix e i servizi di streaming non riportano gli incassi e le visioni


Prendendo spunto dall’articolo di Tom Bueggermann su IndieWire, abbiamo deciso di chiarirvi anche noi le idee sulla questione dei servizi di streaming che fanno i “furbetti”.
Infatti, nonostante l’uscita di The Irishman, ancora non sappiamo quanto abbia incassato.
E sapete perché non ce lo dico? Semplice.
Perché possono.

Pensate che non forniscono i dati sugli incassi e sulle visualizzazioni nemmeno alla stampa.
Ma riflettiamo un’attimo sul quadro generale:
Innanzitutto stiamo prendendo in considerazioni delle corporazioni, non delle aziende.
Migliaia, se non decine di migliaia di azionisti.
E questo ci porta ai titoli, anzi al titolo; se il titolo in borsa sale sono tutti contenti, se il titolo scende, beh… un po’ meno – il discorso vale allo stesso modo anche se non sono quotate.
E non dimentichiamoci che da quei 5/6 numeri che esprimono i dollari dipende la carriera dei produttori e di tutto l’alto esecutivo.
A prima vista sembrerebbe un malaffare dichiarare questi dati, ma c’è anche l’altra faccia della medaglia.
Ovvero l’effetto “amplificazione” di quei numeri.

Qualche decennio fa, in America, gli unici a non riportare gli incassi erano i film che restavano una settimana o meno al cinema, magari per ricevere candidature a premi, e i film distribuiti in maniera limitata.
Oppure pensate alle emittenti televisive, che tuttora non riportano gli incassi, ma bensì l’indice di ascolto.
Dobbiamo tenere in considerazione che quando un film ha successo, i dati sugli incassi fungono da garanzia.
Pensate a Joker, che dopo le prime 5 settimane continuava ad incassare 50 milioni a settimana sull’onda del successo avuto appena uscito.
Ma ne vale davvero la pena?

A conti fatti, no.
Sia a conti fatti, sia perché ci sono troppe variabili da prendere in considerazione.
Pensate a By the Sea (2015):
Brad Pitt;
Angelina Jolie che recita, dirige e scrive;
Brad Pitt e Angelina Jolie assieme;
10 milioni di budget, 3,3 milioni di incassi.
Ad occhio un fallimento clamoroso, no?
Con due stelle così grandi, e un budget così modesto, è come se vi avessi chiesto di preparare un tramezzino al prosciutto, e non solo avete fatto cadere il prosciutto per terra mentre lo preparavate, ma raccogliendolo avete anche accidentalmente dato fuoco alla casa.
E invece no, perché quello è un genere di film per un cerchia, ristrettissima, di persona.
Pensate che io di persone a cui piace quel genere ne conosco una sola, ha 75 anni, e non è mia nonna (mia nonna era cultrice dei film Hollywoodiani).
3,3 milioni per un film del genere è un successo strepitoso.
Ma il dato, buttato lì, è fuorviante, perché lo indica fallimentare… e fallimentare viene tradotto in brutto.
Ed è sempre stato così; Re per una notte (1982), giudicato il più grosso fallimento dell’anno, oppure Toro scatenato (1980), anch’esso un grande fallimento.
Tutti e due ora annoverati tra i più grandi film mai fatti.

La follia è che da tutto questo dipende l’andamento di uno studio, che ha costi fissi elevatissimi, e deve decidere alla svelta le prossime pellicole da sviluppare, e possibilmente da produrre.
Inoltre, calcolando che la maggior parte dei film non riscuotono grande successo, ecco che la risposta è ovvia:
Non conviene. Ma nemmeno per idea.

Ora, se ci mettiamo nei panni di un servizio streaming, comprendiamo subito che non farebbero mai e poi mai un cosa del genere;
Raramente distribuiscono le loro opere nei Cinema; dichiarare le proprie statistiche li danneggerebbe piuttosto che avvantaggiarli, considerando anche che tutte le grandi catene li hanno boicottati.
Anche se, un po’ furbetti lo sono; stranamente il numero di abbonati ce lo ripetono in continuazione….

Nonostante ciò, io continuo a sperare che le pellicole prodotte dai servizi di streaming, quelle buone, vengano distribuite più spesso.
E magari anche meglio.

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