Carnival Row – Prima Stagione (2019): Recensione

Carnival Row, recensione della prima stagione della Serie TV ideata da René Echevarria e Travis Beacham. Disponibile su Amazon Prime Video dal 30 agosto 2019

VOTO MALATI DI CINEMA 7 out of 10 stars (7 / 10)

Non riusciamo a lasciare in pace neppure gli essere fatati.
Amazon alza l’asticella con Carnival Row (che è già rinnovata per una seconda stagione), una serie fantasy in stile vittoriano di tutto rispetto.

La serie è ambientata nel Burgue, praticamente una Londra vittoriana in piena crisi migratoria dopo una guerra che ha visto esseri fatati e umani del Burgue alleati contro “il Patto”, anch’essi umani (e che ricordano gli Helgast di Killzone). Vignette Stonemoss (interpretata da una Cara Delevigne a volte convincente, altre no) è una fata rifugiatasi illegalmente al Burgue dopo essere scappata dal campo di prigionia del Patto (il primo episodio si apre con la fuga, ed è veramente una sequenza magnifica). Un Orlando Bloom dalla voce roca invece interpreta Rycroft Philostrate, ispettore di polizia e ex-soldato del Burgue che non ha mai affrontato i proprio traumi. Vignette e “Philo” erano sentimentalmente legati durante la guerra, ma lei crede lui morto. Agreus Astrayon – prepotentemente interpretato da David Gyasi (Interstellar, Cloud Atlas, Il Cavalliere oscuro – Il ritorno) – invece, è un Puck, un essere metà umano e metà ariete, dotato di un portafoglio molto molto profondo, appena trasferitosi nella zona più facoltosa del Burgue. Qui conoscerà i fratelli Spurnrose, Ezra e Imogen (interpretati da Andrew Gower e Tamzin Merchant) due viziati figli di papà in serie difficoltà economiche. Oltre a loro, egli si confronterà anche con discriminazione razziale e ipocrisia borghese. Infatti, è proprio l’odio il problema del Burgue.
Tutta la serie è una metafora rappresentativa di ciò che sta succedendo nel mondo (ovviamente una rappresentazione estrema), con “le destre” e il conservatismo che prendono piede di nuovo. Forse ci siamo dimenticati troppo presto di ciò che accadeva 50/60/70 anni fa nel mondo, e Carnival Row ci rinfresca le memoria.

Questa opera è un grande esempio di world building, dove anche la politica entra in gioco, con il cancelliere del Burgue, Absalom Breakspear – un brillante Jared Harris (Il curioso caso di Benjamin Button, Sherlock Holmes – gioco di ombre, Chernobyl) – promotore di politiche di integrazione respinte dal capo dell’opposizione Ritter Longerbane , interpretato da Ronan Vibert (Saving Mr. Banks, L’uomo di neve, Lara Croft: Tomb Raider – La culla della vita). Tutto questo sfocerà nel caos quando i figli dei due capi partito Jonah Breakspear e Sophie Longerbane – rispettivamente interpretati da Arty Froushan e Caroline Ford – prenderanno in mano le redini del parlamento in seguito alle azioni della madre di Jonah, Piety Breakspear, interpretata da Indira Varma (Dragon Age: Inquisition, Exodus – Dei e re, Il trono di spade). Uno dei personaggi più interessanti è proprio Sophie Longerbane, a tutti gli effetti una vittima del maschilismo e personaggio che i Filmmakers hanno sfruttato per effettuare uno piccolo studio del personaggio, che come si vedrà a fine serie avrà diversi sviluppi molto interessanti.

Tecnicamente la serie è ineccepibile. In primis, come già accennato, il world building è veramente degno di nota; Dalla società in sé, alla stratificazione in classi sociali, fino ad arrivare alle origini e la cultura delle diverse razze. Eccellente anche il production design (vi invito a vedere le foto del set della Row), con un Burgue che pullula di vita e odio, e la direzione dell’opera nella sua totalità, soprattutto per quanto riguarda la costruzione di sequenze e relativi eventi correlati.

Per gli amanti del genere fantasy questa serie è assolutamente una chicca da non perdere. E smettetela di paragonarla a Game Of Thrones.
Lì si parla di potere, qui di odio.

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