Vai alla barra degli strumenti

Anime nere (2014): Recensione

Anime nere, recensione del film diretto da Francesco Munzi, vincitore di nove David di Donatello. Uscito nelle sale italiane il 18 settembre 2014

VOTO MALATI DI CINEMA 8.5 out of 10 stars (8,5 / 10)

Luigi (Marco Leonardi), Rocco (Peppino Mazzotta) e Luciano (Fabrizio Ferracane) sono tre fratelli originari di Africo, paese dell’Aspromonte. Provengono da una famiglia collusa con la ‘ndrangheta, tant’è che il padre, anni prima, è morto ammazzato in un agguato mafioso.
Luigi e Rocco, trasferitisi a Milano, hanno scelto di continuare a percorrere le orme paterne: il primo, impetuoso e spavaldo, si dedica al traffico internazionale di stupefacenti; il secondo, più moderato e sposato con la borghese e ipocrita Valeria (Barbora Bobulova), ricicla nell’edilizia i proventi dell’attività di Luigi.
Il terzo fratello Luciano, idealista, ha deciso, invece, di non seguire il percorso familiare, preferendo restare in Calabria e dedicarsi all’allevamento delle capre.
Non la pensa come lui il figlio ventenne Leo (Giuseppe Fumo), decisamente più attratto dalle losche attività degli zii e già avvezzo a comportamenti violenti e aggressivi.
Sarà proprio uno di questi, rivolto ad un protetto della “famiglia” avversaria dei Barreca – già responsabile dell’assassinio del padre – a richiamare in Calabria Luigi, il quale, tuttavia, verrà a sua volta ucciso in un agguato.
Ci penserà Leo, preso atto dell’isolamento della propria famiglia, a cercare vendetta per l’amato zio.
Le conseguenze saranno tremende.

Dopo i bei Saimir (2004) e Il resto della notte (2008), Francesco Munzi realizza un autentico capolavoro dando vita ad un’opera complessa e intensissima.
Il regista romano racconta la ‘ndrangheta ricorrendo alla struttura della tragedia greca e del racconto noir.
Si affida ad un ritmo dilatato, ampio ma inesorabile e ad un’ottima sceneggiatura dai dialoghi asciutti e chirurgicamente esatti per consentirsi un approfondimento psicologico che sfiora la perfezione.
E’ un film di inusitata densità espressiva, di primi piani, di volti.
Su tutti, quello dell’anziana madre Rosa (Aurora Quattrocchi), che, ieratica, alla veglia del figlio Luigi, sembra dettare col solo sguardo, in una sorta di silenziosa litania funebre, i tempi e la modulazione del dolore.
Ed è proprio dall’assassinio di Luigi che il film cambia, la tragedia inizia a prendere forma, la cadenza della morte si fa liturgica come in Fratelli (1996) di Abel Ferrara.
Sorregge il passaggio la magnifica fotografia di Vladan Radovic, che incupisce e raggela a mano a mano che il dramma s’infittisce.
Tutto si tinge di nero sino alla catarsi, che, per compiersi, avrà bisogno che la catastrofe si realizzi sino in fondo.
Ne sarà protagonista Luciano, anima pura, il quale, sopraffatto dallo strazio, cercherà con un gesto estremo e disperato di cancellare il male attraverso il male.

Recitato in un efficacissimo dialetto calabrese, Anime nere è un film che beneficia dello stato di grazia di una regia che mai, nemmeno per un attimo, sembra perdere di mano le redini del racconto e che, al contrario, si mostra sempre ferma e sicura.
Davvero ottime le interpretazioni dell’intero cast attoriale, dai protagonisti ai personaggi minori, le cui singole prove paiono incastonarsi perfettamente tra loro in un complesso mosaico narrativo.
Felice, altresì, la scelta di contrapporre, nella prima parte, il lusso di Milano con il paesaggio scarno, persino povero, della Calabria, a voler rimarcare la preponderanza, nella cultura mafiosa, non della ricchezza in sé, ma della volontà di sopraffazione, del senso di potere declinato in una perversa concezione dell’onore e del rispetto.

Presentato alla 71esima Mostra internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e vincitore di 9 David di Donatello nel 2015, Anime nere – tratto dall’omonimo romanzo di Gioacchino Ciriaco – non è soltanto una bellissima storia di mafia. Si tratta, in realtà, di un’opera che valica i limiti del genere cinematografico per porsi come uno dei più bei film realizzati in Italia negli ultimi anni.
E’ un racconto che tiene col fiato sospeso dall’inizio alla fine, che affascina, indigna, commuove.
In breve, Anime nere è un film assolutamente da non perdere; un piccolo-grande capolavoro destinato a restare negli annali del cinema non soltanto italiano.

Eccellente