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The Banker (2020): Recensione

The Banker, recensione del film diretto da George Nolfi con protagonista Anthony Mackie. Disponibile su AppleTV+ dal 20 marzo 2020

VOTO MALATI DI CINEMA 8 out of 10 stars (8 / 10)

Oggi recensiamo un prodotto Apple (spoiler: non è un iphone), vediamo Anthony Mackie vestito da attore (e non in calzamaglia) e ci facciamo un viaggio nell’America degli anni ’50 e ’60.
The Banker, pellicola diretta da George Nolfi (I guardiani del destino, Bruce Lee – La grande sfida), si prefigge di farci comprendere, con una storia vera, che il razzismo verso agli Afro-Americani, negli States, non permetteva a questi di avere facilmente accesso al credito, e non avere accesso al denaro significa una cosa sola: non poter creare benessere.

Bernard Garret – interpretato da Anthony Mackie – è un genio dei calcoli e del business, che in cerca di fortuna si ritrova dal Texas a Los Angeles, con sua moglie – interpretata da Nia Long (47 metri – Uncaged, Roxanne Roxanne) – e suo figlio, per fare affari nel Mercato Immobiliare. Nella soleggiata California incontrerà Joe Morris – interpretato da Samuel L. Jackson – un vecchio imprenditore Californiano.
Sempre in California, Bernard incontrerà Matt Steiner – interpretato da Nicholas Hoult – un manovale che useranno come “volto bianco” per penetrare oltre il razzismo dei meccanismi di business immobiliare e bancario.

Che meraviglia vedere Anthony Mackie in un film non-di-supereroi.
Mi ha fatto ricordare quanto ho adorato il suo personaggio in Pain & Gain (2013), e mi ha fatto innamorare del suo personaggio in questo film. È sempre bello vedere sullo schermo un personaggio che è al contempo un uomo “d’altri tempi”, ma allo stesso tempo troppo moderno per i suoi. Carismatico, tosto e resiliente, ma anche un caloroso marito e padre;
Ho apprezzato moltissimo le interazioni tra marito e moglie, anche grazie alla superlativa performance di Nia Long; Spero che riceva un po’ di popolarità al fianco di Mackie e Jackson, perché sarebbe bello vedere il suo talento più spesso e in produzioni più grandi.
A proposito S.L. Jackson;
Si riconferma – a mio avviso – il miglior supporting actor della storia. Riesce a trainare il film, assieme a Mackie, nonostante sia in una “seconda posizione” in maniera incredibile, e con una scioltezza sconvolgente. Ahimè, credo che l’unico problema del suo personaggio sia nella tridimensionalità; è stato buttato troppo sulla simpatia.

Un pezzo forte di questo film è la Cinematografia di Charlotte Bruss Christensen (Barriere, A Quiet Place – Un posto tranquillo) – una delle poche DOP che gira ancora solo ed esclusivamente su pellicola – che si distingue per un look estremamente classico, ma al contempo estremamente moderno. Questa Cinematografia sarà puro Collirio per i vostri occhi.
Stesso dicasi per i movimenti di camera di Nolfi, guidati da una forte ispirazione classica.
Inoltre c’è da complimentarsi con questa produzione per aver realizzato una tale opera con un mero budget di 11 milioni.
Originale, bella e senza troppi fronzoli.
Chapeau.