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Westworld – Terza stagione (2020): Recensione

Westworld, recensione della terza stagione della Serie TV creata da Jonathan Nolan e Lisa Joy. Disponibile in Italia su SKY Atlantic

VOTO MALATI DI CINEMA 8 out of 10 stars (8 / 10)

Buon sangue non mente, ma siamo sicuri di non essere sull’orlo del collasso?
La terza stagione di Westworld, proprio come le prime due, è uno spettacolo, e proprio questo mi crea un dubbio: non è che forse siamo arrivati alla frutta?

Per le prime due stagioni ho pregato uscissimo da quel dannato parco a tema western.
Le stesse location, gli stessi paesaggi, gli stessi personaggi, e tutto questo tenuto assieme da una trama e una narrazione particolarmente intricate e complesse; insomma, la serie aveva iniziato a stancare, ed evidentemente anche loro se n’erano accorti.
In questa terza stagione finalmente usciamo da quel parco per immergerci in un mondo estremamente futuristico ed estremamente distopico che, tristemente, corrisponde perfettamente al… nostro.
Forse è proprio questo l’aspetto più interessante di questa stagione, basta sostituire Rehoboam con Google e il gioco è fatto.
È terrorizzante, anzi, agghiacciante, pensare che Google, ma anche tutti gli altri siti di frequentazione digitale di massa, realizzano esattamente la stessa cosa che fa Rehoboam.

Parecchie soluzioni adottate, soprattutto verso la fino della serie, sono molto discutibili poiché creando complicanze nella trama, complicanze nel seguire la narrazione, tentano di dare in continuazione un significato “mistico” ai personaggi. Dopo due stagioni dove hanno adoperato esattamente gli stessi schemi e meccanismi sembra di essere presi in giro.
Quanto appena detto mi porta a pensare che forse sono alla frutta, il che è un problema bello grosso tenendo in considerazione il fatto che, se per tre stagioni questo gli è stato perdonato (anche perché sono tutte e tre dei capolavori), una ripetizione per una quarta (che è già confermata) non sarà graziata.
Detto ciò, un altro errore lo si può constatare nel casting dei due nuovi personaggi principali, Engerraund Serac (Vincent Cassel) e Caleb Nichols (Aaron Paul).
Mettere Cassel, attore estremamente esuberante, in un ruolo enormemente pacato, e far interpretare a Paul un personaggio tormentato, ovvero un ruolo che gli abbiamo visto portare sullo schermo moltissime volte (una su tutte è Jesse Pinkman in Breaking Bad), mi sembrano entrambe delle decisione sciatte.
Gli ultimi due appunti sono sulla riduzione del tempo scenico dedicato a Maeve, che essendo uno dei personaggi più dettagliati e interessanti della serie meritava più spazio, e la mistificazione, ormai esasperata, del personaggio di Dolores.

Non fraintendetemi, nonostante i suoi difetti questa stagione è molto bella, soprattutto perché ci fa riflettere sulla “natura” della nostra società e sulle influenze che essa ha su di noi e sul nostro futuro, e proprio per questo mi viene da definirla educativa, in un certo senso.
E mi verrebbe addirittura da definirla capolavoro (magari anche più delle altre due) dato che un’opera d’arte che ci fa riflettere sulla realtà attraverso la finzione merita di essere considerata così.
Vedetela, è un must.