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Nosferatu il vampiro (1922): Recensione

Nosferatu il vampiro, recensione del film muto diretto da Friedrich Wilhelm Murnau. Uscito nelle sale il 4 marzo 1922

VOTO MALATI DI CINEMA 9 out of 10 stars (9 / 10)

Nosferatu il vampiro, di Friedrich Wilhelm Murnau, è considerato il primo vero film horror di sempre. Segnò il grande successo per il regista tedesco che, precedentemente al suddetto, girò nove film, sette di questi andarono, purtroppo, perduti.

Fu il primo adattamento cinematografico del romanzo, capolavoro, di Bram Stoker: Dracula, del quale il regista era perdutamente innamorato, talmente tanto che voleva ad ogni costo realizzare un lungometraggio su quel personaggio tanto dannato quanto affascinante. Gli eredi e, soprattutto, la moglie di Bram Stoker, Florence, non furono d’accordo con l’idea del regista tedesco e di conseguenza non concessero mai i diritti per poter realizzare legalmente e senza nessun intoppo il film.

Ufficialmente, Murnau non poteva girare il suo film su Dracula, ma a lui poco importò, cambiò nomi ai personaggi: ad esempio, il conte Dracula divenne il Conte Orlok, ci furono personaggi aggiunti come Hutter, Ellen ecc.., altri vennero meno come la figura de Dr. Abraham Van Helsing. Insomma, Murnau fece di tutto per camuffare il più possibile la storia e raggirare le regole dettate dagli eredi di Stoker, i quali si accorsero che il film non era altro che “Dracula” e denunciarono il regista, egli venne ritenuto colpevole e condannato a distruggere tutte le copie del film, se ne salvò solo una, la nascose Murnau stesso, è proprio grazie a questa copia se noi ora possiamo godere visivamente di questo capolavoro.

Per il ruolo del Conte Orlok, Murnau scelse un attore teatrale famoso ai tempi, Max Schreck. Secondo una leggenda, tale attore, era un vampiro, un vampiro vero e proprio. Voci dal set dissero che nessuno vide mai Schreck senza trucco, appariva all’improvviso e quando lo faceva, tutti avevano paura di lui, durante le pause delle riprese spariva e improvvisamente qualcuno lo notava in qualche angolo buio sul set del film. Basta già solo analizzare il nome per capire il motivo per cui nacquero queste leggende: Max Schreck, la cui traduzione è Massimo Terrore. Altra leggenda narra che Max Schreck non prese mai parte al film ma che fosse Murnau stesso ad interpretare il conte Orlok.

Murnau girò il film con una maestria assoluta, ogni scena è perfetta, il gioco di ombre e luci è fondamentale, sia per questo film che per il resto dei film espressionisti tedeschi come, appunto, Nosferatu, Metropolis, Faust, Il Golem, ecc…

Nosferatu può vantare una notevole cura estetica, le immagini sono realizzate su una carta con effetto ingiallito, quasi antico, realizzate con un uso sapiente delle ombre, c’è infatti un perenne contrasto tra l’ombra del regno infernale del vampiro e la luce del paradiso terrestre in cui si muove la coppia
appena sposata, Hutter e Ellen.

Murnau rende l’ambivalenza della paura e del desiderio attraverso un uso delle figurazioni del paesaggio in una chiave drammatica: notiamo infatti qualcosa di impalpabile, di invisibile che scorre nella natura, nel mondo animale e vegetale, questi ultimi sono percorsi da inquietudini (una jena che spaventa i cavalli, un ragno che cattura una mosca, una pianta carnivora).
Le colorazioni originali del film, blu e verde per la notte e giallo e arancione per il giorno, dimostrano che il regista progettò il film in una dimensione pittorica sfruttando proprio i contrasti, proprio come altri debitori a questa idea, possiamo citare gli artisti del Der Blaue Reiter, ma anche Marc, Klee, Kansinskij.

Il personaggio del conte Orlok, il non spirato, da qui il titolo Nosferatu, richiama la figura di un pipistrello, ha infatti dei denti da roditore, orecchie lunghe e unghie arcuate, anche l’andatura, prima è lenta e poi subito accelerata. Egli è un ipnotizzatore, capace di manipolare la mente umana, anche a distanza, come se avesse il dono dell’ubiquità, in realtà, in questo caso dobbiamo ringraziare il montaggio cinematografico che permette una congiunzione virtuale degli spazi: mentre in Carpazia le mani del conte si allungano su Hutter, in Germania la sonnambula Ellen allunga le sue mani verso l’amato che è in pericolo.

Come già detto, Nosferatu fa parte delle pellicole fondatrici del genere dell’orrore, ma si differenzia dall’espressionismo puro, proprio nella sua capacità di evocare fantasmi senza però deformare il dato reale, sottolineando il potere dell’immagine cinematografica.