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Joaquin Phoenix: l’uomo che trasformò il dolore in oro


Joaquin Phoenix ha raggiunto una notevole popolarità grazie a Joker, recente capolavoro di Todd Phillips. Un ruolo impegnativo, intenso e per noi spettatori difficile da dimenticare. Quello che si cela dietro a una delle performance migliori del cinema contemporaneo è però un dolore straziante che accompagna l’attore da ormai una trentina d’anni.

Era la notte di Halloween del 1993 quando River Phoenix, allora volto già presente in pellicole di successo come Stand by Me e My Own Private Idaho, uscì dal Viper Room (locale “in” di Los Angeles) e collassò a terra per overdose. Non era solo: a guardarlo negli occhi mentre esalava l’ultimo respiro era suo fratello minore Leaf, lo stesso che da lì a qualche anno rifarà comparsa sul grande schermo con il nome di Joaquin Phoenix.

“Io e River parlavamo spesso della vecchiaia, del diventare cinquantenni insieme e di come ci sarebbe voluto medesimo tempo per lavorare finalmente insieme allo stesso progetto. C’era qualcosa di magnifico nell’idea di invecchiare insieme. River manca e mancherà sempre.”

Questa la confessione di Joaquin in una delle rare occasioni in cui si concede ai giornalisti. Da quel 1993, infatti, qualcosa in lui si è spezzato. Trama delle sue giornate diventa il giornalismo invasivo che lo pedina quotidianamente fino alla porta di casa sua. Subentra l’alcolismo che sostituisce l’ansia e la paura di ricominciare sul set. Eppure, sette anni dopo, lo ritroviamo ad interpretare un ruolo entrato facilmente nelle case di tutti noi: è Commodo ne Il Gladiatore. Nel 2005 ha già in tasca un Golden Globe grazie a Walk the Line. Qui interpreta Johnny Cash in maniera a dir poco sublime, servendosi del method acting di cui diventerà ben presto uno dei principali esponenti del cinema contemporaneo. Come temi di questo film troviamo la perdita di un fratello maggiore, la depressione e l’alcolismo: parallelismi della vita reale dell’attore. Appena battuto l’ultimo ciak si aprono infatti per lui le porte della riabilitazione. Joaquin diventa poi col tempo molto selettivo riguardo ai ruoli: sceglie tematiche a lui care, personaggi complessi e qualsiasi trama che contenga un legame affettivo con un fratello minore. Anche la sola scelta di buttarsi nel doppiaggio del film d’animazione Koda, Fratello Orso parla da sé. Che sia dunque in un anfiteatro a lottare coi leoni o su un palco a intonare una canzone country, la mano di suo fratello poggia sempre sulla sua spalla.

“Mio fratello River è in ogni film che faccio.”

Joaquin, mamma Heart e River Phoenix

Joaquin crescendo e affrontando il dolore si è però dimostrato persona sempre umile, che ama stare lontano dai riflettori e apprezza la solitudine, sentimenti che ritroveremo nella sua interpretazione di Theodore, il protagonista della malinconica pellicola Lei. Tutte qualità che nascondono però un mostro interiore: l’ansia. Basta infatti osservare Joaquin durante un paio di interviste per poter notare il disagio dell’attore e la voglia di fuggire dai giornalisti, dai tappeti rossi, dalla gente. Diverse persone che hanno lavorato con lui sul set di Joker sostengono di aver assistito ad un Joaquin irrequieto e nervoso anche a causa del digiuno a cui l’attore era sottoposto per vestire i panni del protagonista. Le stesse persone che però non mancano mai di concludere il commento con una grande ammirazione per l’artista: talvolta scontroso, ma magnifico performer e persona di buon cuore. È così che Joaquin Phoenix si guadagna il titolo di “cinema’s great anxiety artist” (GQ Magazine).

L’ansia e il dolore diventano quindi ingredienti fondamentali di una carriera brillante e in costante crescita. L’anno scorso, tra un parola strascicata e l’altra a causa dell’ansia da palcoscenico, la carriera di Joaquin viene coronata con la statuetta d’oro, in occasione della quale l’attore ha lasciato a bocca aperta il mondo interno con un meraviglioso discorso che si concluse a singhiozzi con una meravigliosa citazione del fratello maggiore.

Joaquin Phoenix impugna la statuetta d’oro sul palco del Dolby Theatre

Joaquin Phoenix ci ricorda che sotto al mantello da supereroi si nascondono esseri umani. Anche i nomi incisi sulla targhetta di Oscar possono aver affrontato la tempesta: che sia un lutto, una dipendenza o un qualsiasi disturbo psicologico. Anche uno dei più grandi attori contemporanei può balbettare al Dolby Theatre. Ma anche lui, come noi, può trovare il coraggio di rialzarsi dopo mille cadute e ricadute. Anche lui può prendere il dolore e trasformarlo in qualcosa di meraviglioso.