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Hotel Chevalier (2007): Recensione

Hotel Chevalier, recensione del cortometraggio diretto da Wes Anderson, prequel del film Il treno per il Darjeeling. Uscito nelle sale canadesi il 29 settembre 2007

VOTO MALATI DI CINEMA 8 out of 10 stars (8 / 10)

Hotel Chevalier, è un cortometraggio scritto e diretto dal regista statunitense Wes Anderson nel 2007, fu inizialmente pensato come un cortometraggio indipendente. Successivamente, il regista decise di inserirlo come prologo del suo successivo film, in quanto egli notò che il protagonista, Jack, era incredibilmente simile al personaggio della sua sceneggiatura ancora in corso, ovvero quella del lungometraggio Il treno per il Darjeeling.

L’intero cortometraggio si svolge all’interno di una stanza di un hotel, appunto lo Chevalier. Jack Whitman, interpretato da Jason Schwartzman, è impegnato ad ordinare del cibo mentre se ne sta disteso sul letto di una stanza quasi del tutto decorata di giallo. Mentre guarda la tv (che trasmette Stalag 17-L’inferno dei vivi, film del 1953 di Billy Wilder), riceve una telefonata da parte di quella che si pensa essere la sua ex fidanzata, interpretata da Natalie Portman, che annuncia il suo imminente arrivo all’hotel.
In Jack, allora, si riaccende una scintilla, tanto che, alla notizia del suo arrivo, si preoccupa di riordinare la stanza, indossa un abito elegante e, soprattutto, inserisce una canzone romantica nel suo Ipod: Where do you go to my lovely di Peter Sarstedt. Proprio i versi della suddetta canzone accompagnano l’incontro tra i due amanti alla soglia della camera d’hotel:

“But where do you go to, my lovely
When you’re alone in your bed?
Tell me the thoughts that surround you
I want to took inside your head, yes, I do”

I dialoghi sono veramente pochi e scarni, a volte anche senza senso. Si può, però, trarre degli indizi sulla loro relazione da dei piccoli gesti che i due amanti si scambiano durante il loro poco tempo che passeranno insieme.
A primo impatto la relazione dei due protagonisti potrebbe apparire come frivola o di poca importanza, in quanto, Wes Anderson mette in scena due ex amanti che si ritrovano quasi di nascosto in una stanza d’hotel per fare l’amore. Ma, se si notano anche i più piccoli dettagli, notiamo che Jack sembra ancora innamorato di lei, infatti, alla notizia del suo arrivo si preoccupa di sistemare la stanza e le prepara addirittura un bagno caldo.
Della ragazza ci viene detto poco; non sappiamo quale sia il suo nome, neanche con chi stia parlando al telefono appena arriva, è preoccupata di perdere Jack come amico, e soprattutto, non sappiamo l’origine dei lividi che porta addosso, non sappiamo neanche quanto fidarci delle parole che dice, basti notare che nel momento in cui dice a Jack “I love you”, noi spettatori non vediamo il suo sguardo in quanto è in fuori campo.
A tutte queste domande, Wes Anderson non diede mai una risposta, anzi, disse che dovrebbe essere lo spettatore a trarne l’interpretazione che più gli aggrada.
Hotel Chevalier propone, quindi, una riflessione sui sentimenti, sulla capacità propria dell’uomo di godere dell’amore, ma, allo stesso tempo, di farsi del male proprio grazie ad esso. Quello dei protagonisti è un amore impossibile? Un amore finito senza speranze?
Lo stesso regista, per venirci incontro, definì la relazione tra Jack e la ragazza senza nome, come una relazione asimmetrica: la storia, apparentemente banale, di un amore finito ma non senza i fantasmi lasciati dietro, anzi, la loro relazione diventa una finestra sul mondo, mentre in questo caso, come possiamo vedere nella scena conclusiva del corto: una finestra sulla capitale del romanticismo: Parigi, la ville de l’amour.
Per concludere, si potrebbe dire, senza ombra di dubbio, che la storia non raccontata di Hotel Chevalier è estremamente più interessante ed infinitamente più ricca di quella raccontata, che darà l’avvio al film Il treno per il Darjeeling.