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La Regina degli Scacchi (2020): Recensione

La Regina degli Scacchi, recensione della miniserie televisiva ideata da Scott Frank e Alan Scott. Disponibile in streaming su Netflix dal 23 ottobre 2020

VOTO MALATI DI CINEMA 8 out of 10 stars (8 / 10)

Questa miniserie è stata realizzata esattamente come si gioca una partita scacchi: In anticipo.
La Regina degli scacchi, interamente diretta da Scott Frank, nonché ultimo grido di Netflix, è una miniserie realizzata in maniera estremamente classica, impiantata quasi esclusivamente su struttura, sceneggiatura e storia, senza particolari acrobazie tecniche.
Insomma, un lavoro d’altri tempi.

La Regina degli Scacchi (titolo originale The Queen’s Gambit) è ambientata tra gli anni 50 e 60, e parla di Elizabeth – interpretata da una fantastica Anya Taylor-Joy – una ragazza rimasta orfana all’età di nove anni, e che ha passato la sua adolescenza in un orfanotrofio, sviluppando una forte assuefazione agli psicofarmaci, incontrando quasi per caso il gioco degli scacchi.
Nonostante sia dotata di immenso talento per gli scacchi (più di chiunque altro), la sua scalata verso il successo sarà tempestata di difficoltà esterne, ma soprattutto interne.

Cr. PHIL BRAY/NETFLIX © 2020

Letta così la storia non sembra entusiasmante, ma credetemi, probabilmente è proprio questa la forza di questa miniserie.
Questo lavoro cerca di inseguire un tipo di filmmaking di matrice più classica, invece che innovativa, infatti non cerca di stupire lo spettatore con una storia sorprendente, una narrazione totalmente inedita o qualche personaggio super-originale, ma con un semplice lavoro che oserei definire “artigianale”.
Se la vedrete, vi renderete conto che è stata fatta studiando minuziosamente non solo il personaggio di Elizabeth, ma anche ogni singolo avvenimento e i personaggi che la circondano, cercando di scavare con la cinepresa e il montaggio nei sentimenti mostrati a schermo, anche perché è ovvio: come hanno fatto sennò a rendere eccitante il gioco degli scacchi a un’audience che non difficilmente impara tutte le tabelline?

Scherzi a parte… ho letto che le vendite delle scacchiere si sono incrementate di circa il 100%, quelle dei libri di scacchi addirittura del 600%… un fenomeno allucinante, ma è proprio questa una delle meraviglie del cinema; delle semplici immagini su uno schermo possono influenzare il mondo reale.
Tutto questo è possibile per il semplice motivo che quando le cose sono fatte minuziosamente, con amore e con passione, il risultato non può essere altro che coinvolgente.
Non si può far altro che simpatizzare con Beth e la sua storia.
Visto che tutta la miniserie è diretta da un unico regista, l’impronta autoriale c’era da aspettarsela, ma anche il brillante comparto tecnico ha contribuito in maniera sostanziale; la meravigliosa cinematografia di Steven Meizler, l’incredibile scenografia di Uli Hanisch (Cloud Atlas, L’ultimo dei templari) e la curiosa composizione di Carlos Rafael Rivera.

A mio avviso è un progetto di grande qualità, che merita di essere visto.
Su Netflix, e in generale nel mondo delle serie, questo tipo di lavoro non è comune, indi per cui anche solo per rinfrescarsi il palato potrebbe essere piuttosto soddisfacente.

“She’s got it”