Roma a mano armata (1976): Recensione


Roma a mano armata, recensione del film diretto da Umberto Lenzi con protagonisti Maurizio Merli e Tomas Milian. Uscito nelle sale italiane il 25 febbraio 1976

VOTO MALATI DI CINEMA 7.5 out of 10 stars (7,5 / 10)

1976: A Roma regnano la violenza e la paura. Ma un uomo è deciso a riportare l’ordine nelle strade: è il commissario Leonardo Tanzi, prestante e intransigente. Egli ingaggia una lotta personale contro il crimine e, utilizzando spesso metodi subdoli e brutali, si scontra duramente con i suoi superiori e coi malavitosi.

I suoi fini sono la repressione dei reati e la punizione dei colpevoli, ed impedire che questi ne commettano altri. Tanzi disprezza la legalità, le procedure garantiste e degli articoli del codice. Rapinatori o stupratori, giovani o meno giovani, ricchi o indigenti, incalliti o occasionali, per lui i criminali sono tutti uguali e non hanno scuse.

Umberto Lenzi firma uno dei suoi migliori poliziotteschi, tra i più ruvidi e i più importanti. Due anni dopo “Milano odia: la polizia non può sparare” del 1974, il regista toscano giunge nella capitale.

Si affida a Maurizio Merli, che più di tutti ha saputo incarnare il giustiziere che si oppone alla malavita e alla proliferazione della delinquenza, con i suoi metodi rudi, arbitrari e persuasivi.
Nel cast anche Tomas Milian, che aveva preso parte, con successo, anche ad altre pellicole del regista. L’attore cubano qui interpreta un uomo storpio, scaltro, sboccato e sanguinario. La sua interpretazione è eccellente; non mancano momenti in cui si può provare perfino compassione nei suoi confronti per come viene trattato dai tutori della legge, benché sia un criminale abituale e di notevole spessore.
Anche Ivan Rassimov prende parte al film, con il suo volto inquietante e sinistro, pronto a immedesimarsi nuovamente in un uomo violento e sadico, il ruolo che gli è più congeniale.

Scarsissime le presenze femminili: Maria Rosaria Omaggio veste i panni di una donna consapevole che la propensione al delitto è spesso causata da vari fattori. Ha una visione della delinquenza in netta contrapposizione a quella del suo compagno, il commissario Tanzi.
Tra le comparse, vi sono volti che ritroviamo in altri lungometraggi dello stesso regista, come Claudio Nicastro, Biagio Pelligra, Aldo Barberito e Luciano Catenacci.

Il film è stato girato ovviamente nella capitale, e si possono notare location periferiche e del centro, dove è situato un appartamento di un uomo senza scrupoli. Alcune scene, in cui due attori si rincorrono in modo inconsueto e rocambolesco, forniscono dall’alto una vista apprezzabile sulla città.

La colonna sonora è curata da Franco Micalizzi, che firmerà anche le musiche di altri successi che daranno lustro al poliziottesco, come “Napoli violenta” ed “Italia a mano armata”.

Consiglio di vedere questo film, che fotografa il particolare momento storico che si stava attraversando. La pellicola è lo specchio di un’Italia inquieta ed instabile, che si risveglia bruscamente dalla fine del boom economico; una nazione colpita dalle tensioni sociali e dalla recessione, da attacchi terroristici e dal dilagare della violenza e della criminalità, soprattutto nelle popolose metropoli.

Si tratta di eventi che hanno decretato l’affermazione di un genere che ha dominato il decennio dai ’70 agli ’80. Un genere fortemente criticato che, in seguito, avrà modo anche di essere riscoperto ed apprezzato grazie anche ad alcuni registi internazionali, come Tarantino, che ne hanno tratto spunto per le loro pellicole più prestigiose.